QR code per la pagina originale

Scoperto il super MP3

L'Università di Rochester ha scoperto un nuovo modo per digitalizzare la musica: non registrare una performance, ma registrarne le modalità esatte per poterla poi riprodurre al bisogno. 20 secondi di clarinetto ci sono stati in appena 1Kb di spazio

,

Il limite della miniutarizzazione dei file potrebbe presto raggiungere un nuovo limite. Per passare le barriere oggi segnate dalla sigla MP3, però, sarà necessario un totale cambiamento delle procedure, un ribaltamento del modus operandi che porta alla creazione della versione digitale del suono analogico.

Quel che cambia è proprio nel rapporto tra le due dimensioni. Se fino ad oggi gli sforzi della ricerca sono stati indirizzati ad una riproduzione digitale del suono in seguito ad una registrazione preventiva, ora si tenta invece di riprodurlo con una vera e propria nuova performance. Si copia pertanto il modo in cui un suono è stato creato, piuttosto che non l’effetto finale ottenuto. Così facendo, l’auspicio è quello di avere un minore quantitativo di dati da conservare, dati la cui ricombinazione finale permetterà però di avere identico risultato. Il suono non è riprodotto, ma ricomposto.

La ricerca è stata portata avanti dal prof. Mark Bocko assistito da Xiaoxiao Dong e Mark Sterling della University of Rochester. I risultati sono stati presentati in occasione dell’International Conference on Acoustics Speech and Signal Processing di Las Vegas e promettono qualcosa di assoluta importanza se è vero che 20 secondi di clarinetto sono stati archiviati in appena 1Kb di spazio. I numeri, ad oggi, lasciano ancora il tempo che trovano: la procedura non prevede contemporaneità di suoni né tantomeno viene spiegato come si possano riprodurre suoni “anomali” non originati dagli strumenti tradizionali.

I primi esperimenti, comunque, sono incoraggianti. Alcuni testimoni spiegano che è difficile distinguere l’originale dalla “copia” (parola in qualche modo impropria), anche se ancora il processo di digitalizzazione riconsegna file accettabili solo in condizioni particolari. Una nuova frontiera si è comunque aperta e l’obiettivo è di per sé rivoluzionario: in un contesto in cui gli spazi di storage si moltiplicano, un nuovo algoritmo potrebbe ridurre gli spazi dei singoli file moltiplicando così il potenziale delle esistenti strutture d’archivio.