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Il digital divide non è né “digital” né un “divide”

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Molto spesso si sente parlare di Digital Divide come uno dei più grossi problemi che affligge il nostro Paese, ma siamo davvero sicuri che l’espressione Digital Divide sia corretta?

Può sembrare un esercizio di stile e di forma, tuttavia credo che mai come in questo caso la forma sia anche sostanza. Digital Divide è un modo errato di esprimere un problema molto più complesso. L?errore risiede nell’uso di entrambe le parole.

Il problema, infatti, non è né solo digitale né solo di divisione. Non basta, infatti, portare la banda larga nelle case degli Italiani per dire superato il problema, anzi, quello è solo il primo passo di un lungo percorso di educazione.

Avere, infatti, 20 Mega di banda e usarli solo per chattare e scaricare film con eMule è chiaramente molto lontano dal concetto di uso dello strumento come invece avviene in altri Paesi europei, dove internet è usato per lavorare da casa, per tenere i contatti con la propria rete di relazioni, per acquistare beni, ecc.

Insomma a voler ben vedere sarebbe più corretto parlare di “cultural divide”, ma resta la parola “divide” che è fuorviante. Non si tratta di una divisione che si supera esclusivamente portando un modem ADSL nelle case degli Italiani.

In altre parole la tecnologia è un elemento fondamentale su cui posare le basi del futuro, ma il suo ruolo è quello di fungere da abilitatore di una ben più ampia rivoluzione: quella culturale.

Grazie alle nuove tecnologie oggi tutti noi possiamo far conoscere al mondo i nostri prodotti, che siano un breve blog post o la nostra raccolta fotografica. Un uso consapevole dello strumento porta democrazia nella distribuzione e fruizione dei contenuti, riuscendo spesso a scavalcare e battere i grandi blockbusters. Non a caso certi blog sono più popolari di molti siti di importanti quotidiani.

Il compito di chi opera in questo settore è dunque duplice, da un lato risolvere il problema tecnologico, dall’altro educare consumatori ed aziende ad utilizzare in modo consapevole lo strumento che è, a mio avviso, la parte più difficile di questo percorso di ammodernamento.