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Nokia, tracollo in borsa dopo la trimestrale

Nokia, nonostante rimanga indiscutibilmente leader di mercato nel mondo della telefonia, paga il calo nell'eurozona e viene salvata dal low cost dei mercati emergenti. Il titolo però crolla a causa di introiti minori delle attese e previsioni grigie

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Non basta avere un parco prodotti tra i più apprezzati del mercato. Non basta rispondere a tono alle sfide della concorrenza. Non basta cavalcare uno dei mercati in maggiore espansione. Se Nokia crolla in borsa il motivo va cercato in una situazione macroeconomica che penalizza la grande accelerazione del comparto degli ultimi mesi facendo ricadere effetti deleteri sul gruppo soprattutto in virtù delle ridotte aspettative per il futuro.

Le azioni Nokia, dopo la comunicazione della trimestrale, subiscono un tonfo di quasi 10 punti percentuali. La causa va ricercata nelle stime in calo per l’eurozona, a cui il contraltare del boom nei mercati emergenti non funge da bilancia sufficiente. La crescita ha riflettuto quelle che erano le attese (0.38 euro per azione contro gli 0.26 dell’anno precedente), anche se l’aggiunta di costi ulteriori ha abbassato consistentemente tale livello a quota 0.32. I profitti netti raggiungono 1.22 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 979 milioni dello stesso trimestre del 2007 ma al di sotto degli 1.38 miliardi attesi dagli analisti, il tutto al cospetto di entrate globali da 12.66 miliardi (in aumento del 28%). L’apertura è stata a -6%, ma con il passare delle ore il pessimismo ha gravato ulteriormente sul titolo portando le azioni sotto quota 19 euro.

Nel trimestre di riferimento Nokia ha immesso sul mercato 115.5 milioni di telefoni, cifra che addirittura supera la somma dei tre maggiori diretti concorrenti. Nonostante ciò, però non viene raggiunto il 39.7% del mercato come atteso dagli analisti (il dato si attesta “solo” al 39%, in calo rispetto al 40% antecedente) contribuendo al tracollo odierno. Altro punto negativo è l’abbassamento del prezzo medio dei cellulari acquistati, passato da 83 a 79 euro. L’effetto “iPhone” verso cellulari più evoluti non ha dunque fatto presa negli ultimi mesi, nei quali è più il “low cost” dei mercati emergenti a far pesare il proprio influsso sul mercato della casa noreuropea.

Il comparto telefonico è destinato ancora a crescere, ma il 10% previsto nel 2008 rispetto alle attese precedenti è gravato dal calo del prezzo unitario. Nonostante mille rumor, comunque, l’utenza non deve attendersi una risposta immediata all’iPhone: secondo il CEO Olli-Pekka Kallasvuo per la parte restante dell’anno non bisogna attendersi nessun annuncio “di grido” e il portfolio del gruppo rimarrà dunque presumibilmente invariato fino all’ondata touchscreen ipotizzabile per il 2009.