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Distribuzione di “anime”: in Giappone pena severa

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Una notizia che arriva direttamente da Tokyo: un certo Shoji Sakai è stato condannato a un anno di carcere, più tre anni di libertà vigilata, per aver condiviso e distribuito online svariate migliaia di anime.

Il circuito di file sharing usato da Sakai? Sembra si sia servito del client (molto diffuso in Giappone) Winny, avendo come complice un trentacinquenne disoccupato ed arrivando a condividere la “bellezza” di ben 9.200 anime, tra cui rientrano soprattutto titoli presenti dal 2003 fino ad arrivare a gennaio scorso.

Mi preme adesso porre l’attenzione su due elementi della vicenda: il software utilizzato e il motivo per cui i due uomini sono arrivati a condividere quell’enorme quantità di file.

Per rispondere al primo quesito, dobbiamo sapere che Winny fu sviluppato da uno studente di ingegneria nel 2002, il quale affermò di aver creato un client sicuro e volto all’anonimato.

Nel 2003 vennero arrestati due utilizzatori del client dopo di che si scoprì chi fosse il creatore,cui venne attribuita la multa di circa 12.000 dollari americani.

Rispondendo al secondo quesito invece, dobbiamo sapere che il motivo per cui i due sono arrivati a fare ciò, è perché così facendo credevano di essere apprezzati: visto come è andata a finire la vicenda, possiamo di certo concludere che la spesa non è valsa l’impresa.