Nostalgia dell’arcade, il ColecoVision

Il ColecoVision è l’interpretazione della seconda generazione di console per videogames della Coleco. Utilizzando lo stesso design del Mattel Intellivision montava un processore ZiLOG Z80 a 3.58 MHz e 8bit, slot per l’inserimento cartucce, chip audio Texas Instruments SN76489 e chip grafico Texas Instruments TMS9918 di tutto rispetto (256px X 192px di risoluzione, 32 sprites

Il ColecoVision è l’interpretazione della seconda generazione di console per videogames della Coleco. Utilizzando lo stesso design del Mattel Intellivision montava un processore ZiLOG Z80 a 3.58 MHz e 8bit, slot per l’inserimento cartucce, chip audio Texas Instruments SN76489 e chip grafico Texas Instruments TMS9918 di tutto rispetto (256px X 192px di risoluzione, 32 sprites e 16 colori), riusciva a offrire un’esperienza di gioco in tutto e per tutto simile a quella dei giochi da bar.

La Coleco (fondata nel 1932) inizialmente produceva scarpe e borse di pelle (il nome completo è infatti Connecticut Leather Company). Con l’acquisto nel 1968 della Eagle Toys, che produceva flipper e giochi elettromeccanici, entrò nel mercato dei videogiochi riuscendo a divenire uno dei migliori produttori di console e principale concorrente di Atari.

Venduto inizialmente con un parco giochi di 12 titoli, tutti di derivazione arcade, fu poi ampliato con altri 10 giochi nel 1982. Ma la svolta vera e propria fu quando la Coleco decise di far uscire il primo set di espansione. Un add-on che lo rendeva compatibile con le cartucce Atari e, virtualmente, con tutte le console esistenti. Atari intentò una causa legale dalla quale uscì però sconfitta. Il suo “Atari 2600” era infatti costruito con componenti generici e non proprietari, quindi era possibile usufruire della sua componentistica (cosa che la Coleco fece con il suo Coleco Gemini).

Non fu l’unico expansion set. Ne uscì un secondo: un volante con il pedale dell’acceleratore in bundle con il gioco “Turbo”, compatibile anche con i videogame “Destructor” e “Dukes Of Hazzard”. E infine un terzo: rendeva il ColecoVision un computer in piena regola con tanto di tastiera e lettore di cassette (in pratica diventava il Coleco Adam).

Uscirono in seguito altri due tipi di controller: il primo fu il Roller Controller, un primo esperimento di trackball, e un paio di guanti da boxe con integrati il joystick e un tastierino numerico.

Con all’attivo circa 170 giochi, svariati moduli di espansione e oltre 6 milioni di unità vendute nel mondo, la Coleco lo ritira da mercato subito dopo la crisi del 1983.

Nel 1986 la Bit Corporation vende un clone del ColecoVision, il Dina, compatibile con le sue cartucce e con quelle del Sega SG-1000.

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