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Da Steve Jobs a Randy Pausch

Steve Jobs e Randy Pausch. A distanza di poche ore. L'uno che difende con le unghie la propria riservatezza, l'altro che la regala pubblicamente a tutti. Nessuna scelta è giudicabile, ma questi due esempi portano il dibattito oltre il limite precedente

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Da quando la realtà online ha iniziato ad imporsi nella quotidianità, uno dei temi che si sono imposti con maggior urgenza nel dibattere generale è stato quello sulla privacy. Cosa è, innanzitutto. E dove siano i suoi limiti. Come difenderla, infine. Perchè la privacy è stata considerata innanzitutto come un bene personale, un qualcosa di cui poter disporre e qualcosa che si ha diritto di difendere.

La rete, infatti, ha alcune caratteristiche peculiari. Innanzitutto ha memoria. Ciò che arriva in rete non scompare e spesso se si tenta di forzarne l’oblìo si finisce con il rinforzare il passaparola. Ciò che arriva in rete, dunque, non ne esce più e l’unica speranza che si può nutrire è il silenzio e la perdita di rilevanza a beneficio di altri argomenti: per scomparire dalle segnalazioni, per scomparire dai forum, per scomparire dai motori di ricerca. La rete, inoltre, mette tutto a disposizione di tutti, con una immediatezza di ricerca che rende le informazioni immediatamente reperibili a mano a mano che la digitalizzazione le porta sulla piazza del web.

La piazza, sì, perchè di piazza si tratta. Il chiacchiericcio non è mai veramente privato, le informazioni non passano mai da bocca a orecchio in una catena infinita ma lineare. Sulla rete l’informazione è sempre uno-molti e dopo questa prima fase è immediatamente in un molti-a-molti irrefrenabile. Per cui sul web non c’è pettegolezzo che regga, tutto è per tutti. La privacy in questo contesto può solo agire preventivamente bloccando le entrate e filtrando ciò che non si vuole far passare.

Spesso la rete è salita agli onori delle cronache per casi eccezionali di privacy violata: immagini scandalose, notizie che non dovevano essere diffuse, dati sfuggiti al controllo. Al crescere dei problemi è cresciuta la preoccupazione degli organi di controllo, ed al crescere della tensione si è fatto sempre più urgente il monito a fare attenzione alché i propri dati non vengano deliberatamente portati in rete senza le necessarie precauzioni.

Eppure per millenni questa esigenza era limitata ad una porta e ad un vetro: se le notizie non fuoriuscivano da quel limite, erano salve. L’integrità delle mura casalinghe erano quanto bastava e la segretezza era totale perchè difendere quel che succedeva all’interno significava difendere l’integrità di se stessi. Ora, l’era in cui ognuno mette in piazza se stesso perchè è solo esponendosi che si può vendere il proprio valore, le difese devono essere tanto superiori quanto superiore sono le minacce intrinseche alla forza dello strumento. Eppure non sempre la privacy è facilmente identificabile. Questa settimana due esempi hanno messo a dura prova i crismi soliti del dibattito, portando in piazza due casi eccezionali, assieme: Steve Jobs e Randy Pausch, due lati della stessa medaglia.