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C’era una volta la radiosveglia

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La tecnologia cambia le abitudini della nostra vita. Lentamente, senza che ce ne accorgiamo. Un tempo, ad esempio, avevano tutti sul comodino la sveglia. Poi però il fascino dei transistor ha portato alla radiosveglia, un miracolo elettronico che prometteva un risveglio dolce a suon di musica.

Quando la radiosveglia iniziò a stancare, ecco i mirabolanti proiettori che portavano il segnale digitale dallo schermo al soffitto: basta aprire gli occhi, nemmeno girare la testa, e si sa quanto ci si possono ancora godere le coperte. Ma anche quest’ultimo ritrovato non è stato sufficiente.

La tecnologia, infatti, già stava per portare sul comodino un nuovo strumento: il telefonino. C’è chi consiglia di tenerlo spento, per evitare lo stress di chiamate fuori orario. Chi consiglia di spegnerlo per allungarne il ciclo di vita. Chi consiglia di spegnerlo per evitare radiazioni insane. Chi consiglia di spegnerlo per evitare radiazioni che disturbano la qualità del sonno. Tutti consigli inutili: il telefonino si sta ormai conquistando il comodino, fungendo da sveglia mentre il caricatore (che in molti consigliano di staccare per non sprecare energia elettrica) fa il proprio dovere.

E così oggi è una suoneria a svegliarci. La sera si predispone l’ora (i Nokia predispongono anche un mefistofelico conto alla rovescia che ti dice quante ore avrai a disposizione per dormire) e la mattina il cellulare sarà il primo strumento che prenderemo in mano allontanandoci dal letto. Verificheremo se sono arrivati dei messaggi, se ci sono delle chiamate, se l’agenda prevede appuntamenti.

Il cellulare si sta mangiando tutto. Il navigatore satellitare, il browsing in rete, il player MP3. Ora anche la radiosveglia. Avanti il prossimo.