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Napster cerca l’acquirente (2/2)

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In primo luogo il modo con cui è stato approvato l’affidamento dell’incarico a UBS sembra giungere come una risposta alle continue accuse dei citati azionisti dissidenti, i quali hanno, negli ultimi mesi, proseguito la loro personale battaglia puntando proprio sulla presunta incapacità del board nel ricercare alternative strategiche all’indipendenza societaria.

Come dire, insomma, che la nomina di UBS come advisor sarebbe una procedura di facciata, cui nessuno sembra dare il dovuto peso specifico. Inoltre, sono più di due anni che Napster cerca di vendersi al miglior offerente, spesso senza troppa convinzione. I maligni sostengono che l’annuncio sia solo un tentativo di far respirare una boccata d’aria fresca ai titoli societari, che quest’anno hanno già perso un terzo del loro valore.

In secondo luogo, le strade che UBS potrebbe percorrere sono almeno due. Alla vendita della società si oppone infatti una principale alternativa, relativa alla possibilità di trovare un partner da affiancare nella gestione dei business societari. Un’opzione che, a dir la verità, non trova molti sostenitori convinti. La società non naviga nell’oro, ma ha una discreta liquidità e sta reggendo abbastanza bene l’impatto con una congiuntura economica non certo positiva (anche se il settore della musica digitale non sembra aver sofferto come diversi altri settori high-tech).

I ricavi della compagnia sono cresciuti del 15% durante l’ultimo anno fiscale, giungendo a quota 127,5 milioni di dollari. Nell’ultimo trimestre, però, si è registrata una lieve flessione rispetto ai primi tre mesi del 2008. Nel periodo Aprile-Giugno i ricavi sono scesi a 30,3 milioni di dollari, contro i 30,8 milioni di dollari del trimestre Gennaio-Marzo. In peggioramento anche la perdita netta, pari a 4,4 milioni di dollari, o 0,10 dollari per azione nell’ultimo trimestre concluso, rispetto ai 4,3 milioni di dollari persi nel trimestre precedente.

Infine, ammesso che l’idea di affidare l’incarico ad UBS abbia di più di un semplice fondo di verità, potrebbe trovare comunque una barriera insormontabile nella difficoltà inerente la ricerca di un possibile acquirente per la società.

Insomma, le parti potenzialmente interessate all’affare pare non stiano facendo la fila fuori dai piani alti di Napster. È altresì possibile che quei pochi interessati siano oramai definitivamente sfiduciati dai continui richiami della società alle voci di vendita: nel 2006, una simile iniziativa guidata ancora da UBS, si concluse con un nulla di fatto.

Per alcuni analisti non si comprende perciò perché ora, con un mercato della musica digitale ancora più concorrenziale e competitivo di quello di due anni fa, una qualsiasi impresa debba provare a concludere la transazione con una società non certo priva di criticità.

Il risultato, ad ogni modo, è che lo storico pioniere del download di musica digitale si trova per l’ennesima volta in una intricata situazione societaria, con un’incerta condizione economico finanziaria, un vicino passato costellato da cause legali e un futuro ben lontano dai fasti degli albori. Quanto basta per invogliarci ancora una volta a seguire la nave di Napster lungo una rotta che pare tracciata in maniera piuttosto confusa, tra politiche promozionali tutt’altro che originali (la società ha lanciato un forte sconto per i nuovi abbonamenti al fine di contrastare la fiacca estiva) e dichiarazioni ancora tutte da interpretare.