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Il futuro dei social network, tra partecipazione e programmazione

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Qualche giorno fa si è parlato del ruolo attuale dei social network, e si rifletteva su come possano evolversi, se cioè nel senso di un unico grande servizio, ovverosia un meta-social network, che in qualche modo contenga gli altri, o nella semplice affermazione di questo o quel sito come leader del mercato.

Se guardiamo alla generale evoluzione della tecnologia, possiamo osservare come ogni passo in avanti sia seguito da un uguale passo in avanti in termini di fruibilità della stessa. Mentre la ricerca ingegneristica, militare, aerospaziale eccetera sperimenta nuove soluzioni, c’è un secondo livello che permette, successivamente, lo sviluppo delle stesse soluzioni per un’utenza di massa. In campo automobilistico credo che si possano trovare svariati casi.

Analogamente, nel Web abbiamo l’esempio dei blog: in fondo non fanno nulla che non si potesse fare con un vecchio sito personale, dove perdevamo qualche tempo in compagnia delle fantastiche guide di HTML.it per capire come modificare il codice. Il successo su larga scala dei blog è stato garantito proprio dalla sua capacità di essere pronti a scrivere in 5 minuti.

Molti social network, allo stesso modo, permettono possibilità di interazione e personalizzazione crescenti, e numerosi siti mettono a disposizione le proprie interfacce di programmazione. Il confine tra utilizzo e programmazione si fa quindi sempre più sottile.

Ad esempio con Ning, servizio che probabilmente conoscerete, si può già fare qualcosa del genere: è un’applicazione che serve per creare social network. Non stiamo effettivamente programmando, o forse sì, comunque ci stiamo muovendo in un ampio ventaglio di possibilità attinenti alla personalizzazione. Ma soprattutto, stiamo creando un potenziale nuovo polo di crescita e aggregazione in termini di utenza. E lo stiamo facendo così, da privati cittadini e con un semplice PC in rete.

A questo punto, il dibattito si sposta leggermente, perché probabilmente non dobbiamo più considerarci utenti, seppur attivi, di applicazioni, ma ne diventiamo tutti potenzialmente dei creatori.

Ciò porterà molto probabilmente ad un’ulteriore frammentazione, e con questa dovremo fare i conti. È il bello, ma anche il brutto, del Web. La naturale reazione alla frammentazione è però la successiva esigenza di trovare un momento di forte aggregazione, per cui non è da escludere che possano svilupparsi siti-guida, o consolidarsi gli attuali leader del mercato, la cui abilità dovrà essere proprio quella di sapersi muovere in un contesto del genere.