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Google.org finanzia la ricerca contro le epidemie

La divisione benefica di Google ha stanziato 14 milioni di dollari per combattere i focolai delle epidemie in alcune aree disagiate del mondo. I progetti finanziati svilupperanno nuove soluzioni per prevedere evoluzione e trasmissione dei virus

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Google prosegue nella sua attività filantropica attraverso la sua divisione Google.org. Dopo aver avviato il finanziamento per alcuni progetti legati alla ricerca e allo sviluppo di nuove fonti energetiche alternative, la società di Mountain View ha da poco stanziato 14 milioni di dollari da destinare alla ricerca per la previsione e la prevenzione di eventi epidemici in alcune aree disagiate del mondo, come il sud-est asiatico e il continente africano. L’intento è quello di predisporre nuove infrastrutture e procedure per identificare rapidamente i focolai delle patologie virali ed evitare potenziali epidemie.

I progetti finanziati da Google saranno principalmente focalizzati su alcuni tipi di patologie, molto spesso letali, legate alla SARS, all’influenza aviaria, alla malaria, alla tubercolosi e al virus dell’HIV. Oltre alle malattie già conosciute, alcuni gruppi di ricercatori concentreranno le loro analisi sulla trasmissione dei virus da animali a esseri umani, fenomeno molto frequente e alla base dei tre quarti delle nuove patologie. «I team di ricerca che stiamo avviando in questi giorni sono all’avanguardia nel rilevamento precoce basato sulla genetica e la tecnologia digitale. Confidiamo che il loro lavoro, svolto insieme agli esperti di ambiente, animali e sanità, possa fornire un aiuto per risolvere problemi ormai secolari e salvare milioni di vite» ha dichiarato Larry Brilliant, direttore esecutivo di Google.org.

Il ramo benefico della società di Mountain View finanzierà tre gruppi di ricerca per migliorare, e rendere più rapida, l’identificazione dei nuovi focolai che potrebbero condurre a fenomeni epidemici anche su larga scala. Due milioni di dollari saranno utilizzati per realizzare mappe dettagliate delle foreste, così da poter monitorare la perdita di aree verdi e le dinamiche di crescita e sviluppo delle aree abitate nelle zone tropicali; due indicatori molto importanti per valutare la possibile insorgenza di nuovi focolai virali. Circa 900mila dollari saranno, invece, destinati a un progetto di ricerca per la previsione e il monitoraggio delle precipitazioni nell’Africa orientale. I dati raccolti saranno progressivamente integrati con i database dei ricercatori sanitari per predire le aree di maggiore sofferenza e più esposte alle possibili epidemie. Infine, altri 900mila dollari saranno adottati per un progetto simile, sviluppato però nella restante area occidentale del continente africano.

Oltre ai progetti di ricerca legati all’identificazione dei focolai, Google.org finanzierà alcune ricerche tese a sviluppare nuovi strumenti diagnostici per un rapido riconoscimento delle patologie legate ai virus. L’ambizioso obiettivo è legato alla possibilità di identificare e combattere i virus prima del loro passaggio da animale a essere umano. Per sortire tale scopo, 5,5 milioni di dollari saranno utilizzati per raccogliere campioni di sangue, umano e animale, da alcune aree specifiche del Pianeta come Camerun, Congo, Cina, Malesia, Laos e Madagascar. Altri 2,5 milioni di dollari saranno destinati alla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche per accelerare l’identificazione di nuovi agenti patogeni e valutarne il possibile impatto. Infine, 3 milioni di dollari saranno utilizzati per mappare le scoperte dei nuovi virus attraverso un network globale, che potrà fornire un valido strumento per valutare l’evoluzione dei fenomeni epidemici.

Attraverso i nuovi investimenti, Google rafforza sensibilmente la propria presenza nel settore della ricerca. I progetti si avvarranno delle potenzialità offerte dalla Rete per mantenere coordinati i database e i dati raccolti durante le fasi di analisi. Internet sarà al centro dell’iniziativa, accorciando le distanze e riducendo i tempi per la collezione e il confronto dei risultati.