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Chi salverà la musica?

MP3, iPod, musica. Artisti, case discografiche, musica. Quantità, qualità, musica. Innovazione, progresso, musica. Musica, musica, musica. Questo e altro in una acuta analisi di Matteo Amantia Scuderi, la voce degli Sugarfree

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Teorie nette, taglio intelligente. Valutazioni opinabili, ovviamente, ma con il pregio di non essere edulcorate da alcun luogo comune o posizioni di comodo. Con lo stesso piglio Matteo Amantia Scuderi è tornato sull’argomento rispondendo con grande disponibilità alle nostre provocazioni. Da leggere:

Lottare contro l’innovazione non rischia di diventare una lotta contro i mulini a vento?
«Non credo che con l’innovazione si possa lottare, ma è ovvio che il successo di una determinata tecnologia non dipende solo ed esclusivamente dall’industria discografica ma anche dal pubblico: quel determinato oggetto/supporto diventa uno standard se vende».

Che differenza vedi tra il P2P di oggi e le cassettine degli anni ’80? Dove vedi maggiormente una “strana forma di cleptomania”?
«Il P2P equivale alla cassettina degli anni ’80, con le dovute differenze: la cassetta aveva un costo seppur minimo; la qualità dell’audio era decisamente inferiore rispetto ai dischi; senza la copertina originale non si poteva attingere alle migliaia di informazioni che mette a disposizione internet; la cassettina era comunque un supporto fisico, quindi la differenza di “comodità” era minima. Credo che con il P2P sia venuta a tutti una forma di “cleptomania acuta”».

Quanto e come vendi la tua musica in rete?
«In Italia le vendite online (iTunes su tutti) sono ancora al di sotto di quelle nei negozi e il conseguente guadagno è praticamente irrisorio da ambo le parti a favore del P2P. Pensate che fino a pochi anni fa, per ricevere il disco d’oro, si dovevano vendere 500.000 copie, adesso con 60.000 copie ti premiano col disco di platino»

Dalla lettera al Corriere traspare una certa sfiducia nei confronti delle case discografiche: quali responsabilità hanno le etichette per lo stato attuale della musica?
«Spesso l’innovazione è spinta dalla ricerca di una qualità superiore di un determinato prodotto. È il caso ad esempio, dei film, un tempo acquistabili esclusivamente in videocassetta (un supporto decisamente mediocre seppur affascinante), e che al giorno d’oggi hanno subito un’innovazione qualitativamente superiore con l’avvento dei DVD e dei meno popolari Blu ray, sia dal punto di vista dell’immagine, sia per quel che riguarda l’audio (anche se esistono sempre pareri discordanti). Inoltre anche sotto il punto di vista della “quantità”, i film in DVD sono stati arricchiti da contenuti speciali, interviste, e quant’altro. Così la differenza tra scaricare un film (in formato avi, divx, con un audio mediocre e senza contenuti speciali) e acquistare l’originale, che non costa neanche tanto, considerando i costi di produzione di un film, sta proprio nella qualità del prodotto. Questo è, a mio avviso, il motivo per cui l’industria cinematografica non è in crisi come quella musicale dove invece, la rotta dell’innovazione è stata esattamente l’opposta. Dopo il passaggio incontrastabile dalla qualità analogica, alla più “pulita” ma “fredda” qualità digitale con l’avvento del CD, anziché migliorare la qualità dell’audio, si è passato allo scadentissimo mp3 che favorisce solo la “portatilità” del prodotto, e anche per quel che riguarda i cosiddetti “contenuti speciali”, non è stato fatto quasi nulla per arricchire il prodotto».

Spesso gli utenti sono stati trattati con mano ferma dalle istituzioni: la RIAA ha portato avanti migliaia di denunce e lo stato italiano ha promulgato leggi che hanno portato fino al penale la responsabilità. Cosa ne pensi riguardo questo tipo di atteggiamento?
«A mio avviso questo atteggiamento nei confronti degli utenti che scaricano illegalmente, è sbagliato. Non si possono denunciare tutti gli italiani che scaricano, è impossibile fermare questo processo di illegalità. Piuttosto si potrebbe, oltre ad abbassare i prezzi delle opere, dare al supporto originale una qualità del file e una quantità di contenuti superiore, così da avere una reale differenza rispetto alla copia pirata che continuerebbe a vivere nel web in formato mp3. In questo modo si creerebbe la differenza che c’era tra i dischi e le cassette».