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Le opportunità Apple hanno un nome: Adobe

Secondo Steve Jobs Apple si ritrova con grandi capitali in cassa, il che determina importanti opportunità in un momento nel quale a mancare sono proprio i capitali. E queste opportunità potrebbero avere un nome unico, specifico e altisonante: Adobe

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A volte il mercato apre piccoli spiragli nei quali è semplice suggestionarsi, ubriacarsi di ipotesi, perdere il contatto con la realtà. A volte, però, in questi piccoli barlumi c’è una chiave di lettura utile ed importante. Uno di questi frangenti è nelle parole che Steve Jobs ha proferito contestualmente alla presentazione della trimestrale.

Un attimo di sospensione c’è stato quando Steve Jobs ha spiegato che il gruppo ha grandi capitali in cassa, il che determina grandi opportunità nei momenti in cui, come in questo periodo, la capitalizzazione azionaria scende parecchio aprendo alla possibilità di acquisizioni e scalate. Lo stesso pericolo che il premier Berlusconi ha delineato in Italia, insomma, è in qualche modo valido oltre oceano, ove però il tutto viene interpretato alternativamente come una opportunità di grande richiamo. A specifica domanda di chiarimento, però, Jobs non ha replicato offrendo altri spunti: «Voglio dire esattamente ciò che sto dicendo, cioè che penso ci siano opportunità significative».

John Paczkowski, per The Digital Daily, avanza una ipotesi azzardata ma non certo nuova: potrebbe essere questo il momento opportuno per un matrimonio tra corteggiatori di vecchia data quali Apple e Adobe? Il sillogismo è realistico, anche se fin troppo semplicistico: Apple ha 25 miliardi di dollari in cassa ed il valore odierno Adobe è di quasi 15 miliardi. Fattibile è fattibile.

Le suggestioni ricavabili sono mille ed ancora una volta andrebbero a concentrare il mercato sull’eterno dualismo Microsoft vs Apple. Perchè si troverebbero a mettere una contro l’altra Flash e Silverlight, tutta una serie di applicazioni, importanti riscontri mobile. Chissà che una scintilla simile non possa portare Ballmer sempre più vicino a RIM, inoltre, rinfocolando voci che anche in questo caso circolano nell’ambiente ormai da tempo.

Quando sembrava che il mercato andasse in fase di stallo a causa di una radicata assenza di compratori e di capitali, insomma, qualcosa invece sembra possa ancora ipoteticamente smuoversi. Sebbene rimangano solo suggestioni, a volte dietro certi barlumi c’è un fondo di verità che aleggia nella sfera del possibile. A metà tra fantasia sfrenata e improvvisa realtà.