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Il “tam tam” della rete

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È curioso il fatto che il passaparola in rete venga definito “tam tam”. Perchè proprio “tam tam”? Chi se l’è mai chiesto? Ed il fatto che McLuhan lo avesse in qualche modo predetto, è invece cosa non solo curiosa: è cosa importante.

Il punto di partenza in questa riflessione è in uno dei più noti libri di McLuhan, il punto d’arrivo è nella definizione del “tam tam“.

La rete, infatti, è per associazione la diretta discendente della radio. Non è certo semplicemente un’evoluzione, è un medium a sé stante, ma per certi versi è più vicino alla radio che non al televisore in quanto portatore di un’esperienza perlopiù intima. Ai tempi McLuhan dedicava il capitolo XXX del suo libro “Strumenti del comunicare” alla radio, ovvero al “Tamburo tribale“. E scriveva:

La radio tocca intimamente, personalmente, quasi tutti in quanto presenta un mondo di comunicazioni sottintese tra l’insieme scrittore-speaker e l’ascoltatore. È questo il suo aspetto immediato: un’esperienza privata. Le sue profondità subliminali sono cariche degli echi risonanti di corni tribali e di antichi tamburi. Ciò è insito nella natura stessa del medium, per il suo potere di trasformare la psiche e la società in un’unica stanza degli echi. Coloro che scrivono per la radio, tranne poche eccezioni, ignorano questa sua dimensione risonante.

Rileggere queste parole oggi, con il senno del poi, con di fronte tutto quel che è internet e ciò che ha comportato, è illuminante. Ed è illuminante anche pensare al fatto che, oggi come allora, coloro i quali scrivono per il nuovo mezzo, «tranne poche eccezioni, ignorano questa sua dimensione risonante».