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Social media, pericolo costante

L'uso di strumenti informatici sul luogo di lavoro a fini personali non soltanto determina perdite di tempo lavorativo, ma costituisce anche una possibile occasione di contagio per i sistemi informatici aziendali. Facebook, MySpace e YouTube nel mirino

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L’allarme torna a riproporsi a seguito dell’ennesima ricerca in tema: i social media sono ampiamente usati sol posto di lavoro, determinando un duplice effetto deleterio. Se da una parte c’è una sostanziosa perdita di tempo lavorativo, infatti, dall’altra v’è anche un aumentato rischio per la sicurezza dei sistemi aziendali.

Facebook, Youtube e MySpace sono i tre principali indiziati per la perdita di tempo sul posto di lavoro. Sebbene altri network siano utilizzati per motivi professionali (ad esempio LinkedIn), sono soprattutto i nomi più noti a catalizzare l’attenzione dei lavoratori, i quali si portano appresso una distrazione costante che si moltiplica con passaparola, instant messenger ed email. Proprio quest’ultimo canale risulta essere il più utilizzato sul posto di lavoro: lo scambio di messaggi di posta elettronica con amici e parenti coinvolge almeno 9 lavoratori IT su 10.

La ricerca FaceTime Communications pone però l’attenzione soprattutto sui rischi correlati: se la navigazione può entro certi limiti costituire una sorta di distrazione tollerabile, ben più gravosi e tangibili sono invece gli effetti deleteri dati da un errato uso degli strumenti informatici, portando così a onerosi rischi per la sicurezza dei sistemi aziendali. La quantificazione, la cui validità è ovviamente basata esclusivamente su statistiche ponderate, ben distanti da ogni singolo caso specifico, valuta in decine di migliaia di dollari annui le perdite causate dagli attacchi provenienti da trojan, virus e spyware vari.

Attività web più frequenti sul posto di lavoro

Una parallela ricerca F-Secure ha rilevato la crescente incidenza di Facebook come canale di contagio per malware vari. La creazione di appositi profili e l’apposizione di speciali link sono infatti in grado di veicolare verso le trappole gli utenti “amici”, determinando una nuova casistica di attacchi ancora tutta da verificare. Tra i casi citati si descrivono ad esempio anche un falso filmato che richiede l’upgrade del Flash Player (ma al click redireziona l’utente verso tutta un’altra destinazione) ed un “Faceiibook.com” registrato in Cina ed utile a scopo di phishing.