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Un mouse, un voto

A pochi giorni dalle presidenziali statunitensi, numerosi osservatori lanciano il loro allarme sui sistemi per il voto elettronico: vulnerabili e poco affidabili. Ma quali garanzie offrono i futuri sistemi elettorali elettronici delle nostre democrazie?

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Problemi tecnici non indifferenti, che secondo alcuni si potrebbero ripetere anche nella nuova imminente tornata elettorale, con conseguenze da non sottovalutare. Al momento, infatti, Barack Obama e John McCain risultano appaiati in stati particolarmente cruciali in cui anche poche migliaia di voti potrebbero fare la differenza, attribuendo il numero di delegati necessari per conquistare la Casa Bianca. Stando alle stime fornite dal Brennan Center for Justice, stati chiave come Colorado e Virginia non avrebbero adottato misure sufficienti per garantire con sicurezza il voto elettronico.

Secondo gli esperti, falle di sicurezza e malfunzionamenti si verificheranno con molta probabilità a macchia di leopardo in buona parte degli Stati Uniti. Le stime meno ottimistiche parlano di uno stillicidio di voti forniti elettronicamente persi, piccoli casi locali, che su scala nazionale potrebbero però fare la differenza al momento dell’attribuzione dei delegati repubblicani e democratici. Nel suo report [pdf] “Is America ready to vote?”, la Verified Voting Foundation ha esaminato il livello di preparazione di tutti gli stati dell’Unione, valutando la presenza di piani di emergenza in caso di rottura delle macchine per il voto elettronico, sistemi per rilevare e correggere le discrepanze tra i dati, verificare l’attendibilità dei tabulati e disporne un eventuale utilizzo per successive analisi post elettorali. Sulla base di questi parametri, la Fondazione ha stilato un rapporto, rilevando come almeno una decina di stati, come Texas, Louisiana, Tennessee, siano sostanzialmente impreparati a gestire con efficienza le procedure legate anche al voto elettronico.

A causa dell’uso intensivo e concentrato in poche ore, spesso le macchine per il voto elettronico vanno in tilt, rallentando considerevolmente le procedure ai seggi. Riavviare e rimettere in linea i sistemi richiede tempo e comporta lunghe attese per gli elettori, come hanno chiaramente dimostrato le tornate elettorali del 2000 e del 2004. Per la Verified Voting Foundation, i seggi dovrebbero essere equipaggiati anche con schede elettorali tradizionali, da utilizzare nei momenti in cui le macchine per l’e-voting vanno in crash. Così facendo, i flussi ai seggi potrebbero essere mantenuti maggiormente regolari, consentendo a tutti gli elettori di esprimere le loro preferenze entro i termini temporali fissati per l’elezione.

Una soluzione di questo genere potrebbe rivelarsi molto utile per le imminenti presidenziali. Stando alle ultime rilevazioni, infatti, si stima per il 4 novembre un afflusso di elettori superiore alla precedenti tornate elettorali e tale da richiedere una gestione rapida ed efficiente delle operazioni di voto. Un maggior numero di elettori potrebbe aumentare le probabilità di errori e inesattezze tali da poter causare contestazioni e richiedere riconteggi, gettando non poche ombre sulla macchina elettorale statunitense.

Oltre alle inquietudini legate all’impreparazione di alcuni stati nel gestire l’imminente tornata elettorale, si aggiungono le prime valutazioni sull’effettiva sicurezza dei sistemi elettronici per il voto. A metterne in discussione l’efficienza e l’affidabilità è stata di recente la Princeton University attraverso il suo Center for Information Technology Policy, che ha rilasciato un dettagliato rapporto [pdf] sulle vulnerabilità riscontrate nei sistemi prodotti dalla Sequoia Voting Systems. Il modello per la registrazione del voto maggiormente utilizzato è costituito da una plancia, sulla quale viene collocata la scheda elettorale, in grado di rilevare la preferenza espressa dall’elettore. Terminate le votazioni, lo scrutinio avviene istantaneamente, grazie ai tabulati forniti dalla macchina con i dati automaticamente aggregati.