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Un mouse, un voto

A pochi giorni dalle presidenziali statunitensi, numerosi osservatori lanciano il loro allarme sui sistemi per il voto elettronico: vulnerabili e poco affidabili. Ma quali garanzie offrono i futuri sistemi elettorali elettronici delle nostre democrazie?

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Stando alle informazioni fornite dai ricercatori della Princeton University, tale dispositivo sarebbe affetto da numerose vulnerabilità. Il firmware delle macchine contiene numerosi errori e può essere sostituito con facilità attraverso un chip ROM , compromettendo l’integrità della macchina. Mani esperte potrebbero così modificare il funzionamento dei sistemi per il voto elettronico, cambiando i risultati restituiti al termine delle votazioni. Seggi dotati di particolari architetture di rete potrebbero essere colonizzati dai nuovi firmware attraverso un solo terminale, aumentando a cascata i comportamenti anomali delle macchine. I ricercatori hanno dimostrato come l’intera operazione di sostituzione possa essere svolta da una sola persona in meno di sette minuti. Una macchina per il voto elettronico potrebbe essere manomessa con relativa facilità poco prima dell’inizio delle operazioni di voto.

L’interessante studio diffuso dalla Princeton University è stato commissionato dal New Jersey, interessato ad avere un parere autonomo e imparziale in una disputa legale intentata da tempo da alcuni cittadini, convinti che gli attuali sistemi per il voto elettronico non raggiungano gli standard minimi di sicurezza. I produttori dei dispositivi per la registrazione dei voti contestano ormai da tempo questo genere di ricerche, sottolineando come sia estremamente difficile riprodurre in laboratorio le condizioni reali dei seggi elettorali. Tuttavia, gli autori del report della Princeton sono convinti che le recenti vulnerabilità riscontrate nelle macchine della Sequoia Voting Systems possano essere sfruttate da numerosi esperti informatici. Conclusioni allarmanti cui sarà probabilmente difficile porre rimedio a sette giorni dal voto.

Il Regno Unito non si fida
Le perplessità e le numerose critiche ai sistemi di votazione elettronica destano molte cautele anche al di qua dell’oceano Atlantico. Dopo aver ventilato per mesi l’ipotesi dell’introduzione dell’e-voting, la Gran Bretagna ha deciso di compiere un passo indietro annullando qualsiasi piano per adottare il voto elettronico nel breve e medio periodo. “Il Governo non ha alcun piano per introdurre l’e-voting per le elezioni europee del 2009 o per quelle locali» ha comunicato Michael Wills del Ministero della Giustizia britannico.

Tuttavia, il governo di Sua Maestà non sembra escludere categoricamente la possibilità di attuare alcuni esperimenti a campione per valutare i sistemi di votazione elettronici. Al momento, però, non sono stati previsti fondi straordinari per mettere in moto un progetto pilota in alcuni seggi, a conferma dell’intenzione del governo di muoversi con estrema cautela sul delicato argomento. Anche in Gran Bretagna si temono le vulnerabilità cui sono soggetti gli attuali sistemi e le discrepanze che spesso si verificano con il voto tradizionale.

Già durante lo scorso aprile, il Rowntree Reform Trust criticò duramente le prime esperienze sperimentali per il voto elettronico in Gran Bretagna. Secondo l’istituzione. l’introduzione dei nuovi sistemi non porterebbe a un buon bilanciamento tra costi e benefici. La soluzione del voto elettronico sarebbe, infatti, eccessivamente costosa, poco trasparente e non in grado di assicurare maggiori sicurezze e tempi di votazione più rapidi ai seggi. Una stroncatura senza appello, che sembra quasi fare eco alle numerose critiche mosse negli Stati Uniti in queste ultime settimane prima del voto.