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Un mouse, un voto

A pochi giorni dalle presidenziali statunitensi, numerosi osservatori lanciano il loro allarme sui sistemi per il voto elettronico: vulnerabili e poco affidabili. Ma quali garanzie offrono i futuri sistemi elettorali elettronici delle nostre democrazie?

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La via ibrida italiana
Anche in Italia regna un complessivo scetticismo sulle soluzioni per l’e-voting. Nel corso delle ultime tornate elettorali sono state condotte alcune sperimentazioni in un ristretto numero di seggi, affiancando però il voto elettronico a quello tradizionale, unico a far realmente fede nel Bel Paese. A livello nazionale il Ministero dell’Interno ha dimostrato nel corso degli anni un atteggiamento ondivago nei confronti dell’e-voting, spesso dovuto alle critiche provenienti direttamente dai partiti politici, poco propensi a sposare l’immateriale votazione attraverso dispositivi elettronici.

Nel Bel Paese si è così sperimentata una “strada ibrida” per sveltire la fase successiva alla votazione. Attraverso lo scrutinio elettronico, si aggregano i voti utilizzando un software registrato su DVD non riscrivibile e comprensivo di sistema operativo eseguibile da disco. I dati vengono successivamente caricati su una chiavetta USB che viene poi inviata insieme ai restanti incartamenti presso i tribunali locali. Tale soluzione consente di risparmiare tempo, specialmente nella fase di conteggio dei voti, ma ha destato non poche polemiche, specie all’indomani delle elezioni politiche del 2006.

Mentre continuano le discussioni, apparentemente interminabili, sul voto elettronico in numerose democrazie del Pianeta, alcuni stati hanno già raggiunto una nuova frontiera elettorale. È il caso dell’Estonia, che ormai da tre anni ha reso operativo un nuovo sistema per l’e-voting in remoto dal computer di casa attraverso Internet. Nel 2007 numerosi elettori hanno così deciso di eleggere il parlamento attraverso la loro connessione casalinga.

Per votare, i cittadini dell’Estonia utilizzano la loro carta di identità elettronica che funziona come una comune smart card attraverso un apposito lettore. La finestra temporale per votare precede di circa sei giorni la data ufficiale delle elezioni, così da consentire al maggior numero possibile di elettori di esprimere la loro preferenza. La medesima carta di identità elettronica viene utilizzata anche al seggio, impedendo così a una stessa persona di votare più di una volta.

Benché più complesso e immateriale, il voto elettronico sembra ormai profilarsi come l’unica soluzione valida per sostituire scheda e matita copiativa nei seggi, o direttamente da casa come avviene in Estonia. Una transizione forse inevitabile, ma che dovrà tener conto della trasparenza e della necessità di fornire ai cittadini sufficienti elementi per essere certi di esercitare correttamente, e in sicurezza, uno dei principali diritti della democrazia. Una testa un voto oggi, un mouse un voto domani.