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Facebook: un elefante non può volare

L'incredibile ascesa di Facebook potrebbe rendere pachidermici i costi di gestione del social network, ma ciò in un momento in cui diventa difficile sostenere il tutto con una sufficiente ascesa degli introiti. Bontà e difetti del fenomeno del momento

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Facebook è in piena crescita. La pervasività è sotto gli occhi di tutti e l’esplosione del fenomeno è diventata questione sociale esondando dalla rete verso radio e televisioni. Anche la carta stampata ne ha prese a cuore le vicende, leggendo nel social network un elemento chiave per catturare le curiosità dei lettori. Facebook, però, è primariamente una azienda ed una iniziativa imprenditoriale. Per questo motivo la chiave di lettura più corretta è relativa innanzitutto ai bilanci, dai quali tutto prescinde e da cui tutto consegue.

Una interessante analisi sull’attuale stato di salute di Facebook è stata portata avanti da Michael Arrington: su TechCrunch le dinamiche finanziarie dell’azienda sono state sviscerate evidenziando tanto la bontà del modello quanto la fragilità di una struttura che, cresciuta rapidamente ed a ritmi poco sostenibili, potrebbe trovarsi sprovvista di solide basi nel momento in cui la crisi internazionale dovesse abbattersi sul mondo dell’advertising.

Facebook è cresciuto nell’ultimo anno di oltre il 118%: 160 milioni di utenti unici mensili e 61 miliardi di pagine viste. Questa autentica esplosione determina altissimi costi gestionali, nuove infrastrutture e nuovo personale. Al tempo stesso, però, il tutto potrebbe non trovare un corrispondente contraltare nel flusso pubblicitario in entrata: il mercato dell’advertising è destinato ad un periodo di ripensamenti nel contesto del quale potrebbe forse non esserci un vero e proprio ridimensionamento, ma sicuramente un nuovo indirizzo nell’orientare gli investimenti. Da questo punto di vista il modello dei social network potrebbe rappresentare la novità del mercato, subendo meno i venti contrari del pessimismo imperante.

Arrington vede in Facebook alcuni punti di vantaggio quali il basso livello medio degli stipendi, ma lancia un velato allarme: Facebook riuscirà a differenziare i flussi in entrata e, soprattutto, riuscirà a cambiare nuovamente marcia? Per sostenere la propria crescita il gruppo di Mark Zuckerberg potrebbe avere la necessità di attrarre nuovi investimenti pari al generoso obolo proveniente da Microsoft, ma in mancanza di nuove iniezioni di fiducia il peso del successo potrebbe impedire al progetto di salire ulteriormente di quota.

L’analisi si basa su una sorta di paradosso: il successo di oggi potrebbe limitare il successo di domani. Le previsioni eMarketer prevedono un 2008 destinato a chiudersi con un flusso in entrata di 265 milioni di dollari: il risultato appare del tutto soddisfacente, se non fosse che il conto conclusivo ha segno negativo ed il peggio deve ancora venire. Con costi in crescita, entrate destinate ad assottigliarsi e margini ancora non sostenibili, l’ottimismo non può volare sulle ali dell’entusiasmo apparente che il buzz sul social network trasuda. Il CFO del gruppo, Gideon Yu, lo sa ed il viaggio alla Dubai International Capital in cerca di nuovi investitori rappresenta un nuovo tentativo per far volare l’elefante Facebook.