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L’America delle connessioni ad alte velocità è a corto di banda

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Quando parliamo dello stato della banda larga nostrana, spesso portiamo come esempio di efficienza i Paese esteri dove offerte e qualità sono da sempre superiori.

Ma non sempre il “giardino” del nostro vicino, sino ad ora tanto lodato, è “così verde” come si pensa.

È il caso per esempio dell’America da sempre al vertice per soluzioni all’avanguardia nel settore della banda larga che si trova in grave crisi di banda. Troppo traffico sulle proprie reti che si stanno rivelando più fragili e sottodimensionate di quanto ci si potesse mai aspettare.

Un’avvisaglia a dire la verità l’avevamo già avuta con l’arrivo dell’iPhone 3G che aveva messo in crisi la rete del noto provider AT&T. Crisi che aveva in qualche modo fatto storcere il naso a molti. Possibile che l’iPhone potesse mettere in crisi un intero provider?

La risposta adesso è probabilmente SI, ma la cosa è molto più complicata.

AT&T ha da poco avvisato la Federal Communication Commission che sonderà la sua clientela ed effettuerà sperimentazioni per un passaggio ad abbonamenti con formula a consumo e non a banda illimitata.

Il grande problema è costituito come al solito dal P2P che vede generare ogni anno un traffico sempre maggiore, tale da mettere in crisi tutta la rete. Dunque per garantire una qualità ottimale delle proprie linee, AT&T preferirebbe imporre un tetto massimo mensile.

Quanto? Si sussurra che potrebbe variare da 20 a 150GB mensili. Nulla è però ancora deciso.

Ma non è solo AT&T a pensare a ricorrere a questo metodo, anche Comcast ha fissato un tetto di 250GB al mese. Molto restrittiva Frontier Communications con soli 5GB al mese e Time Warner con limiti tra 5 e 40GB.

Insomma una vera rivoluzione o meglio una involuzione, perché se il concetto di traffico massimo mensile scoraggerà l’uso di software P2P come emule, viceversa non avremo la possibilità di utilizzare servizi di ultima generazione come la IpTv, il live streaming, il VoIP e molto altro ancora.

L’America dunque rischia un clamoroso passo indietro in un settore dove è sempre stata una dei leader.

Per una volta dunque, l’Italia fa molto meglio…

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