Virtual meeting e creazione di community: un’esperienza a livello europeo

Il 15 novembre 2008 ha luogo il primo virtual town meeting a livello europeo, sui cambiamenti climatici: circa 500 giovani di diverse regioni (ma in particolare di quelle ideatrici dell’iniziativa: Toscana, Poitou-Charentes e Catalogna) discuteranno sincronizzati e connessi mediante una piattaforma di social networking costruita “ad hoc” (vedi www.ideal-eu.net; www.ideal-debate.eu).Attraverso la pubblicizzazione e la comunicazione

Il 15 novembre 2008 ha luogo il primo virtual town meeting a livello europeo, sui cambiamenti climatici: circa 500 giovani di diverse regioni (ma in particolare di quelle ideatrici dell’iniziativa: Toscana, Poitou-Charentes e Catalogna) discuteranno sincronizzati e connessi mediante una piattaforma di social networking costruita “ad hoc” (vedi www.ideal-eu.net; www.ideal-debate.eu).

Attraverso la pubblicizzazione e la comunicazione di questa iniziativa, che potrà avere una certa risonanza in quanto ha la caratteristica dell’evento, si affrontano molte sfide: sensibilizzare la popolazione di riferimento su una questione di particolare urgenza; coinvolgere in un dibattito online un numero relativamente alto di persone in un tempo circoscritto, secondo la logica dell’evento e della convocazione assembleare; testare le possibilità del social networking nel dislocare e rinsaldare il rapporto tra cittadino e “policy maker” (e quindi l’immagine del politico e la sua “vicinanza” al cittadino); promuovere a livello europeo l’immagine delle Regioni organizzatrici e le loro iniziative (la Regione Toscana, ad esempio, ha approvato circa un anno fa una legge sulla partecipazione).

Per chi si occupa di marketing e, più in generale, di comunicazione in rete nell’era del Web 2.0, non mancano i motivi di riflessione. Notoriamente, le aziende ricorrono alle reti sociali principalmente per creare community destinate a durare nel tempo, per esplorare idee e tendenze dei clienti (più o meno potenziali), per coinvolgere gli internauti nella discussione sincronica e non su idee di prodotti o nei progetti di sviluppo.

Ma quanta inclusione, curiosità e risonanza potrebbero suscitare gli eventi virtuali? Quali tecnologie e quali incentivi sarebbero necessari? Quante idee, tendenze e preferenze potrebbero emergere dal colossale “brainstorming online” che verrebbe dalla partecipazione simultanea di tanti, opportunamente mediata da facilitatori capaci?

Ti potrebbe interessare