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Google respinge le accuse sul Click Fraud

Secondo Click Forensics il click fraud su AdSense è pari a circa il 28.2% dei click totali. Secondo Google è poco meno del 10%. Tra le parti v'è dunque un 18% circa di click dei quali non si conosce l'esatta natura. Gli inserzionisti, però, li pagano

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Google non ci sta: ancora una volta, nonostante l’annunciata collaborazione tra le parti, il motore di ricerca contesta i dati Click Forensics spiegando di non essere d’accordo né nelle cifre complessive, né nel metodo utilizzato. Ancora una volta, insomma, il dibattito sul tema sembra prodigarsi in discrasie di fondo che rendono impossibile un versante comune nelle stime sul numero dei click fasulli registrati dai servizi di advertising.

Per Google, che basa gran parte dei propri introiti sul PPC (pay per click) dei propri annunci AdSense e AdWords, trattasi di una valutazione fondamentale: i click fasulli, infatti, sono un danno per l’inserzionista ma al tempo stesso si tramutano in un introito per il motore, il quale deve però al contempo difendere la bontà del proprio servizio al fine di non perdere la fiducia degli inserzionisti conquistati.

I dati Click Forensics hanno indicato un dato medio di click fraud, per i grandi network quali AdSense, pari al 28.2% circa. Google, a distanza di appena 24 ore, non solo giudica errate tali stime (spiegando di aver prodotto in proprio numeri molto minori), ma considera anche ininfluente il dato in quanto già scontato dagli investimenti degli advertiser. Google, insomma, a garanzia dei propri clienti conta una percentuale “standard” di click fraud che non verrà scalata dagli investimenti. Chi paga per X click, quindi, otterrà X+K click in considerazione del fatto che K è una costante stimata dal motore stesso in funzione delle analisi interne sul fenomeno. Tale costante sarebbe pari a «meno del 10%», cangiante ma sostanzialmente stabile dal 2002 ad oggi.

I dati forniti da Google e Click Forensics determinano una situazione per certi versi imbarazzante. La differenza tra le parti, infatti, è nell’ordine del 18% (28.2% – 10% circa), percentuale che secondo logica andrebbe dunque perduta in click fasulli non considerati dal motore di ricerca. Trattasi di stime basate su procedure statistiche, ma la differenza nelle valutazioni costringerà presumibilmente le parti in causa a concordare procedure maggiormente omologhe. In ballo, infatti, v’è la credibilità tanto di Click Forensics quanto di Google. Ed entrambi fanno della propria credibilità il proprio principale investimento.