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580-bis, reato di istigazione all’anoressia

Una proposta di legge tenta di introdurre nella legislazione italiana il concetto di "istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia". La norma prende però di mira la Rete tralasciando gli altri media

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Due ulteriori note sembrano particolarmente interessanti alla luce del fervente dibattito in corso relativamente alla legge proposta da Gabriella Carlucci nei giorni passati. Innanzitutto v’è una sorta di qui pro quo parlamentare: «Attualmente la Polizia di Stato, tramite il Servizio centrale della polizia postale e delle comunicazioni, può effettuare monitoraggi ma non ha lo strumento giuridico per oscurare i siti Pro Ana e Pro Mia così come avviene invece per i siti dedicati alla pedofilia e alla pedopornografia». Se è vero che la Polizia di Stato ha gli strumenti necessari, allora l’introduzione alla 580-bis smentisce nei fatti gli intenti perseguiti dalla proposta Carlucci, e su questo tema le parti dovrebbero trovare ora una posizione comune: delle due, una. In riferimento alle polemiche recenti, inoltre, la proposta Lorenzin mette le mani avanti: «Lungi dal voler reprimere la libertà di espressione così come garantita dalla nostra Carta costituzionale, fine della presente proposta di legge è di ostacolare quelle condotte costituenti casi limite che sfociano nella violazione di altri diritti della persona costituzionalmente tutelati». A scanso di equivoci, insomma.

Il testo della proposta di legge si riduce a due soli brevi paragrafi aggiuntivi rispetto all’articolo 580 del codice penale:

  • Art.1
    «Chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determina o rafforza l’altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata idonee a procurare l’anoressia o la bulimia o ne agevola l’esecuzione, è punito con la reclusione fino ad un anno. Se il reato di cui al primo comma è commesso nei confronti di una persona minore degli anni quattordici o di una persona priva della capacità di intendere e di volere, si applica la pena della reclusione fino a due anni».
  • Art.2
    «Al fine di contrastare la diffusione tra i minori di messaggi divulgati tramite la rete telematica, suscettibili di rappresentare, per il loro contenuto, un concreto pericolo di istigazione al ricorso a pratiche di restrizione alimentare prolungata idonee a provocare e a diffondere l’anoressia o la bulimia, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sentite le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei fornitori di connettività alla rete internet, sono stabiliti i criteri e le modalità per impedire l’accesso ai siti che diffondono tali messaggi».

La bozza non approfondisce ulteriormente quest’ultima indicazione, mentre è proprio nei “criteri” e nelle “modalità” che si nasconde la bontà o la debolezza di simile norma.

La proposta è stata assegnata alla Commissione Giustizia, ove verrà ricevuta da uno dei proponenti il testo medesimo: l’on. Enrico Costa. In commissione si possono notare altresì nomi come quelli degli onorevoli Di Pietro e Cassinelli, entrambi dimostratisi sensibili ai problemi della rete in più di una occasione. Nel frattempo ha già fatto pervenire la propria posizione anche l’Adiconsum, secondo cui il filtraggio non è una soluzione: «Pensare di filtrare i contenuti dei siti che operano nel nostro paese è una pia illusione e rischia tra l’altro di non raggiungere l’obiettivo di una reale persecuzione dei responsabili dei reati. I veri criminali, infatti, sono in grado di eludere facilmente i vari filtri. In merito, quindi, alla proposta 1965 Lorenzin-Costa […] Adiconsum chiede di potenziare i due strumenti istituzionali già all’uopo preposti: Polizia Postale e Nucleo speciale frodi telematiche (GAT) della Guardia di Finanza. Adiconsum, in particolare, ha già potuto toccare con mano l’efficacia del Nucleo della Guardia di Finanza che a seguito di nostra segnalazione e denuncia alla Magistratura ha provveduto in soli 15 gg. al sequestro e alla chiusura dei siti da noi segnalati».

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