QR code per la pagina originale

Caccia allo sbirro, scoppia lo scandalo

Caccia allo sbirro, ovvero il blog attraverso il quale riconoscere e segnalare operatori delle forze dell'ordine per notificarne pubblicamente l'identità e la zona di operatività. Il blog è stato messo all'indice dalla Digos, ma il caso non è chiuso

,

Il sito è ora sotto inchiesta, mentre nel mirino degli inquirenti vi sarebbe un file pdf (ancora scaricabile dalla Rete) contenente decine di nomi. Il file sarebbe depositato su server Indymedia, da cui giunge peraltro strenua difesa del diritto a perpetrare l’iniziativa in questione: «L’iniziativa di pubblicare foto e, se possibile, generalità di sbirri e infiltrati […] sta suscitando reazioni scomposte e isteriche da parte di polizia e magistratura, nonchè dai diretti interessati che evidentemente si vergognano del lavoro infame che svolgono […]. Il sito poi, di fatto, è oggi irraggiungibile in quanto viene arbitrariamente coperto con altri siti. I media nazionali si sono scatenati per denunciare la “perversità” di tale iniziativa e pare che la Procura di Bologna abbia aperto addirittura un’inchiesta sulla questione. […] Il procuratore bolognese Silverio Piro definisce la vicenda come un fatto di “gravità straordinaria, di cui è evidente il contenuto intimidatorio e cercare di porvi dei correttivi è il nostro compito fondamentale”. Per chi ha ideato e diffuso i contenuti del sito si potrebbe configurare l’accusa di minacce, istigazione e la violazione della privacy. Ma c’è un precedente su Indymedia dei mesi scorsi che si concluse in un nulla di fatto, quando si scoprì che per bloccare le foto degli agenti diffuse sul blog si sarebbe dovuto bloccare l’intero sito».

Lo scontro è dunque frontale. In questo quadro si inserisce un’opinione terza, proveniente dal Parlamento ed utilizzante l’accaduto per sottolineare l’utilità di regolamentare in modo differente la Rete. Le parole sono di Gabriella Carlucci e la proposta di legge è quella nota: «È arrivato il momento di combattere ed eliminare l’anonimato su Internet. Ancora una volta anonimi delinquenti usano Internet per diffamare, dileggiare, schedare, offendere, denunciare. Questa volta ad essere colpite sono state addirittura le forze dell’ordine, schedate e offese da un blogger anonimo. L’ennesimo inaccettabile caso di uso improprio della rete che dimostra quanto urgente e necessaria sia una normativa che impedisca ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell’anonimato. Spesso le forze dell’ordine svolgono attività investigativa, infiltrandosi nelle organizzazioni sovversive ed illegali. Smascherarli e segnalarli pubblicamente costituisce un grave danno ed un grave pericolo. Occorre un’attività preventiva che impedisca il ripetersi di episodi simili. Spero che la legge anti-anonimato che ho presentato in Parlamento venga presto approvata. Internet non può continuare ad essere il luogo nel quale regna l’impunità e l’illegalità».

  1. 1
  2. 2
Questa pagina riproduce un articolo originale di Webnews.it e può essere utilizzata unicamente per finalità personali e non commerciali. L'originale si trova all'indirizzo https://www.webnews.it/?p=15675 che può essere raggiunto utilizzando il QR Code pubblicato accanto al titolo (se presente).