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Tiscali, passivo da record: la cassa è vuota

Il gruppo Tiscali ha chiuso il 2008 con un passivo da record e le casse del gruppo sembrano ormai vicine a toccare il fondo. A riportare un briciolo d'entusiasmo vi sono nuovi rumor sul possibile ripristino delle trattative nel Regno Unito

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L’entusiasmo legato al ritorno in cattedra di Renato Soru sembra già essersi sopito e per Tiscali giunge l’ennesima giornata nera in borsa. Il titolo sta perdendo circa il 7% in una giornata problematica per tutto il listino, ma l’azienda sarda ha motivi propri e specifici per vedere con pessimismo al futuro. Motivi che nemmeno Soru sembra poter compensare.

Spiega MilanoFinanza: «Il gruppo sardo ha comunicato nel weekend di aver chiuso il 2008 con una maxi perdita netta di 242,7 milioni, in peggioramento rispetto al rosso di 65,3 milioni del 2007. Inoltre, al 31 dicembre 2008, Tiscali conta su disponibilità liquide complessive per soli 24,2 milioni, a fronte di una posizione finanziaria netta alla stessa data negativa per 601,1 milioni». Nell’assemblea convocata per il 29 Aprile, a questo punto, potrebbe essere discusso un nuovo aumento di capitale. Una nota di Mediobanca, inoltre, sembra dare la propria sentenza definitiva al gruppo: «Se consideriamo che alla fine del 2008 il cash disponibile era pari a 37 milioni di euro e che il capitale della società è sotto il livello legale, crediamo che la probabilità di un aumento di capitale stia aumentando in modo considerevole. Ripetiamo la nostra convinzione che, se non dovessero essere ceduti gli asset Uk e quindi non ci fosse nuovo cash in arrivo, Tiscali non avrà più cassa disponibile questa estate».

A fare da contraltare alle notizie provenienti dalle carte di bilancio v’è un possibile ritorno di fiamma: gli asset inglesi potrebbero tornare a far gola a BSkyB e Carphone, i due possibili acquirenti delle proprietà d’oltre Manica. Nessuna conferma, nessuna smentita, ma questo basta per tenere a galla un pacchetto azionario ormai schiavo di fiducia e speculazioni, incapace di formulare buone prospettive al di là della moratoria sul debito per la rinegoziazione dello stesso.

Il ritorno di Soru, insomma, sembra essere il toccasana che il gruppo aspettava. Tutto ciò, però, si inserisce in un quadro ormai compromesso nel quale è ora necessario salvare il salvabile. Partendo dal Regno Unito.