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Accordo tra Google Books e associazioni editori: accuse di monopolio

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Qualche settimana fa Google ha concluso una battaglia legale di tre anni con uno storico accordo per la pubblicazione sulla propria piattaforma Google Books di libri fuori catalogo e di autori scomparsi. Google stessa ha postato da poco i dettagli dell’operazione che ha portato all’accordo con le associazioni The Authors Guild e Association of American Publishers (AAP) e che, nelle parole del colosso americano, consentirà di “raggiungere mete ancora più ambiziose di quelle che ci saremmo potuti prefiggere da soli, per garantire vantaggi duraturi ad autori, editori, ricercatori e anche ai lettori”.

Al momento Google Books dispone di circa 7 milioni di libri derivati dal progetto biblioteche e dagli accordi con oltre 20000 editori. Ma dopo l’implementazione del nuovo accordo nascerà l’ulteriore categoria di “libri fuori stampa” che darà accesso a fonti introvabili fornendo una preview gratuita, la lettura e una possibilità di acquisto digitale dei libri. E le altre categorie di libri si arricchiranno di molto nuovo materiale scannerizzato e digitalizzato per la memoria dei posteri.

Per il momento questo accordo per il rilancio di Google Books è valido solo negli USA, ma Google stessa spera di poter collaborare con gruppi internazionali del settore per poter espandere le proprie capacità ovunque. Oltre alla maggiore disponibilità di libri su Google Books, anche dal lato scrittori ci saranno dei vantaggi. Si vedrà infatti la creazione di un “Book Rights Registry indipendente e senza scopo di lucro per rappresentare autori, editori e altri detentori dei diritti”. Questo innovativo registro consentirà ai detentori di proprietà intellettuale (gli autori o contributori dei libri) di poter percepire una percentuale sui ricavi dai libri venduti da Google.

L’accordo ha però fatto sorgere polemiche sul grado di monopolio che potrebbe creare. E John Simpson, un rappresentante del gruppo di consumatori Consumer Watchdog, ha scritto una lettera di protesta al U.S. Attorney General Eric Holder chiedendo al governo americano (e in particolare al Dipartimento di Giustizia) di intervenire per bloccare l’accordo di Google con The Authors Guild e Association of American Publishers.

“Poiché l’accordo è stato negoziato fra le parti in una azione legale collettiva, c’è stata poca opportunità di rappresentare gli interessi dei consumatori”, ha scritto Simpson, “Questo accordo fa avanzare gli obiettivi relativamente stretti di Google, The Authors Guild e the Association of American Publishers”. Quello che non va proprio già all’associazione consumatori è la clausola di garanzia che Google ha strappato: se in futuro un concorrente Google dovesse negoziare dei diritti più favorevoli, questo dovranno essere applicati anche a Google.

Non è appropriato per la risoluzione di un problema legale da causa collettiva il creare effettivamente una clausola anticompetitiva che preclude ad altri più piccoli rivali l’ingresso sul mercato. Il pericolo di usare questi lavori è che un possessore di diritti possa emergere dopo che il libro è stato sfruttato e chieda sostanziali indennizzi. L’accordo proposto protegge Google da questa esposizione potenzialmente dannosa, ma non offre protezione per gli altri. Questa è effettivamente una barriera per i rivali dall’entrare nello spazio dei libri digitali.

Nell’ultimo mese Google ha moltiplicato i propri sforzi in questo settore: già prima di questo importante accordo, il 19 marzo, il colosso americano aveva annunciato un accordo con Sony per rendere disponibile i titoli del proprio catalogo sul Sony Reader e con questo aveva reso disponibile i libri in formato PDF ed ePub.