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Giornata contro la pedofilia, ma la Rete non c’è

5 Maggio, Giornata Nazionale contro la Pedofilia. Un evento vedrà associazioni e privati a confrontarsi per la sensibilizzazione sul tema, ma il progetto prevede una assenza importante: la Rete, spesso sul banco degli imputati ma raramente coinvolta

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5 maggio, giornata contro la pedopornografia. Trattasi di una iniziativa voluta con forza dalla Fondazione Luca Barbareschi, la quale ha organizzato anche un evento nel quale verranno affrontate le principali tematiche relative alla sensibilizzazione sul problema. La Rete non può esimersi dall’affrontare medesimo discorso: vista più come community che non come strumento, spesso la Rete è stata tirata in ballo attribuendo al canale responsabilità non propriamente e non esclusivamente sue. Al tempo stesso la rete vista come strumento ha il compito e la responsabilità di collaborare per far sì che la pedofilia possa essere combattuta in ogni sua forma, partendo proprio dagli scambi online e dal commercio elettronico che ha costruito su di un atroce reato un fulgido mercato.

Ombelico della Giornata Nazionale contro la Pedofilia sarà l’evento “Parla con noi” presso il Teatro Sala Umberto a Roma. Presenti in sala: «Gianfranco Fini, presidente della Camera; Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità; Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione; Giorgia Meloni, ministro per le Politiche giovanili; il sindaco di Roma, Gianni Alemanno; il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo; deputati di diversi schieramenti come Anna Serafini, Paola Concia e, promotore dell’iniziativa con la sua Fondazione, Luca Barbareschi». Spiegano gli organizzatori: «L’evento mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema tanto grave quanto sottovalutato e portare ai soggetti partecipanti – famiglie, genitori, docenti e, soprattutto, bambini – la testimonianza di istituzioni ed associazioni in merito al lavoro che quotidianamente viene svolto sia nel campo della prevenzione che in quello della cura e del trattamento dei bambini abusati».

Se sul principio non v’è dubbio alcuno, sulle modalità di attuazione delle forme repressive da tempo non si riesce a trovare ancora un accordo. Le associazioni impegnate, ad esempio, spingono per una limitazione della tutela della privacy al fine di portare avanti indagini più approfondite e rapide, mentre la giurisprudenza avverte di come i diritti degli utenti non possano essere forzati se non di fronte ad accuse precise e circostanziate. Il legislatore ci ha messo del suo: tentativi identificabili in approcci quali la proposta di legge dell’on. Carlucci (all’apparenza utile a fermare la pedofilia, nella pratica ben indirizzata a limitare la pirateria informatica) non possono che apportare disordine in un sistema che dal caos lascia soltanto prosperare nuovi reati.

All’evento della Fondazione Luca Barbareschi parteciperanno anche Microsoft e Fastweb in risicata rappresentanza di un mondo che meriterebbe ben maggiore coinvolgimento. Tra le righe passa il messaggio di un World Wide Web da mettere spesso sul banco degli imputati, ma non invece da interrogare attivamente per capire come agire per frenare quei capi di imputazione di cui troppo spesso deve rispondere. La Giornata Nazionale contro la Pedofilia passerà probabilmente con questo tradizionale canovaccio, perdendo l’ennesima buona occasione per intraprendere una strada comune fatta di strumenti e consapevolezza.