Gestione della CPU: le transazioni tra gli stati P

Nella trattazione degli argomenti inerenti all’ACPI, oggi parliamo della transizione tra due stati P: essa comporta una variazione di frequenza e di voltaggio secondo step prefissati dal costruttore, tipicamente a passi di 200MHz e piccole frazioni di Volt (0,025V-0.050V).Ogni transizione richiede dei tempi dipendenti dalla propagazione dei segnali e dalla stabilizzazione delle tensioni dei circuiti

Nella trattazione degli argomenti inerenti all’ACPI, oggi parliamo della transizione tra due stati P: essa comporta una variazione di frequenza e di voltaggio secondo step prefissati dal costruttore, tipicamente a passi di 200MHz e piccole frazioni di Volt (0,025V-0.050V).

Ogni transizione richiede dei tempi dipendenti dalla propagazione dei segnali e dalla stabilizzazione delle tensioni dei circuiti della CPU e del generatore di clock: è chiaro che negli istanti “sprecati” per le transizioni non sarà possibile effettuare computazioni, quindi sarà necessario gestire al meglio gli eventi che le determinano, legando quindi le variazioni al carico di lavoro richiesto al sistema operativo.

Quanto appena detto non significa che ad ogni minima richiesta al sistema operativo questo passi ad uno stato più vicino a P0 altrimenti ci troveremmo ad affrontare un numero sconsiderato di transizioni.

La gestione è più raffinata di quanto possa sembrare, infatti viene mantenuto lo stato più alto per quanto possibile, passando ad uno stato più basso (->P0) solo quando realmente necessario.

Questo accade perché per esempio, pur possedendo un quad core da 3GHz, è assolutamente possibile navigare in tranquillità in un ipotetico stato P8, caratterizzato da una frequenza di “soli” 600MHz, senza dover scomodare stati più bassi.

Nonostante la gestione di un sistema operativo sia realizzata per poter soddisfare perfettamente l’utente medio, è però possibile che un utente più esperto possa controllare in modo più stretto le transizioni tra gli stati P.

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