QR code per la pagina originale

Adsense apre alle parole chiave legate a brand commerciali

,

Google ha deciso di aprire il ricco mercato delle parole chiave legate a brand commerciali, trademark e slogan famosi fino ad oggi filtrati o rifiutati. A partire dal 4 giugno le società che si trovano nei paesi della lista ufficiale selezionata da Google, fra cui compaiono USA, UK, Egitto, Arabia Saudita, Israele, Irlanda, Singapore, Sud Africa, San Marino, potranno scegliere fra i propri termini preferiti anche parole importanti o coperte da trademark.

Le campagne in questi paesi si faranno più agguerrite, con una prevedibile lotta al rialzo su marchi chiave (come ad esempio Nokia, Windows, Coca Cola, Honda ecc.), che per molti negozianti grandi e piccoli potrebbero rappresentare un nuovo mercato e aiutare nella conquista di tanti nuovi clienti.

La lista dei paesi in cui sarà consentito l’uso di qualunque parola nelle campagne Adsense include circa 200 nazioni e sarà continuamente aggiornata. Va subito notato, però, come nell’elenco manchi (e probabilmente mancherà ancora a lungo) gran parte dell’Europa (inclusa l’Italia), continente in cui le pene per la violazione di copyright sono in genere severe e le liti costanti. Google è stata infatti ripetutamente chiamata in causa in Europa come diretta responsabile di violazioni su marchi e brevetti usati nel passato da rivali dei detentori del marchio stesso… evidentemente è ancora scottata dalla sconfitta in tali battaglie legali.

Fra i tanti episodi ricordiamo quello di pochi mesi fa (del 7 gennaio 2009), in cui il Tribunale di Parigi ha condannato Google a risarcire i siti turistici francesi “Terre d’avventura” e “Viaggiatori del mondo” (che appartengono allo stesso gruppo) per un totale di 410.000 euro. I dirigenti di tali siti si erano infatti accorti, già nel 2006, che digitando il proprio nome su Google, il motore scorgeva dei link sponsorizzati (AdWords) che indirizzavano verso altre ditte concorrenti. Decisero così di citare la società di Mountain View per tale errore che comportava chiaramente imbarazzo e grave perdite.

Il problema era probabilmente causato da siti di spam bombing, che, pur non avendo nulla a che vedere con quei nomi famosi, ne abusavano nei propri testi e nelle keyword Adsense pur di risultare fra i primi nella lista di ricerche. Dopo una battaglia legale durata quasi tre anni, Google ne uscì sconfitta e tale pratica fu qualificata dai giudici francesi come “atto illecito”. Il colosso di Mountain View fu allora anche accusato di non aver fatto nulla per impedire la visualizzazione degli avvisi non autorizzati. Inoltre, i giudici sancirono che “è indiscutibile che la società richiedente abbia subito un pregiudizio commerciale da un lato dalla deviazione degli utenti che cercavano il sito corretto, ma che venivano indirizzati verso dei concorrenti che offrono prestazioni equivalenti e dall’altro dall’uso della propria pubblicità e nome a favore di terzi”. Secondo la sentenza, comunque, “il pregiudizio commerciale è stato marginale” e per questo il risarcimento fu allora limitato (rispetto alle richieste originarie) a 200.000 euro di compensazione a “Viaggiatori del Mondo” e 150.000 euro a “Terre d’avventura”, più 60.000 euro per le spese legali. Google fu anche condannata a risolvere immediatamente il problema dei collegamenti Adsense fuorvianti, con 10.000 euro da pagare per ogni giorno di ritardo.

Nonostante Google abbia fatto appello a quella sentenza, il precedente creato da questo giudizio è tale da limitare il raggio d’azione odierno di Adsense in tutti i paesi d’Europa conservatori e garantisti.