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La soddisfazione dei dipendenti calcolata con Google

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Google è da sempre una delle compagnie più innovative, la cui forza principale è quella di esplorare in continuazione strade nuove, che si rivelano spesso vincenti. L’ultima scoperta è una formula matematica denominata “l’algoritmo dello scontento“, ossia un particolare calcolo che, sommando un gran numero di dati personali, permette alla compagnia di “monitorare” i dipendenti potenzialmente insoddisfatti del loro lavoro, ancor prima che questo scontento esploda e porti la persona a cambiare società.

Sebbene ne sia stata annunciata la scoperta alla stampa, l’algoritmo per il momento resta segreto ed in fase di testing per il suo perfezionamento. Si tratta in sostanza di una formula che miscela ed elabora molte informazioni sul singolo dipendente riguardanti il salario, le promozioni, il rapporto con i superiori e gli altri colleghi, le mansioni, le risposte ai sondaggi interni ed altro ancora.

Laszlo Bock, direttore delle risorse umane di Google ha affermato:

Il nostro algoritmo ci consente di “entrare” nella testa dei dipendenti ancora prima che essi sappiano di volersene andare.

Effettivamente, il recente problema dell’abbandono della società da parte di un gran numero di figure professionali (fra gli altri Tim Armstrong e David Rosenblatt, nel reparto pubblicità, e di Doug Bowman, Steve Horowitz e Santos Jayaram in quello della ricerca e dello sviluppo) preoccupa e non poco gli alti dirigenti Google.

Valerie Frederickson, consulente che si occupa di personale nella Silicon Valley e che ha lavorato anche con gli ex dipendenti di Google, ha affermato:

Google ha bisogno di trovare il modo di trattenere le persone che lavorano nella compagnia. Se però fosse sufficientemente brava nel farl, non perderebbero tutta questa gente.

Google non precisa quanti del personale abbiano abbandonato la società ma sostiene di essere riuscita a trattenere i suoi dipendenti più importanti. E lo scopo primario della nascita di questo algoritmo è proprio quello di riuscire ad individuare i dipendenti scontenti, contattarli e magari riuscire a proporre benefici o soluzioni che consentano di evitare che lascino la società.