Il punto su Google News in un’intervista a Joshua Cohen

Interessante intervista a Joshua Cohen, ovvero il capo di Google News, quella pubblicata su Affari & Finanza, il supplemento di Repubblica.La serie di domande all’uomo che guida il famoso servizio di aggregazione delle notizie di Google è stata l’occasione per fare il punto sulle polemiche e sul futuro di Google News, uno dei numerosi servizi

Interessante intervista a Joshua Cohen, ovvero il capo di Google News, quella pubblicata su Affari & Finanza, il supplemento di Repubblica.

La serie di domande all’uomo che guida il famoso servizio di aggregazione delle notizie di Google è stata l’occasione per fare il punto sulle polemiche e sul futuro di Google News, uno dei numerosi servizi lanciati da Mountain View che è entrato nella abitudini quotidiane di moltissimi navigatori della rete.

Nell’intervista, Cohen è stato chiamato a spiegare come vengono scelti i criteri di aggregazione delle varie notizie e come “BigG” ha intenzioni di rispondere alle accuse dei produttori di notizie, che spesso in passato hanno accusato Google di “rubare” i loro contenuti e di guadagnarci sopra in maniera indebita.

Cohen ha spiegato che i criteri di presentazione delle varie notizie seguono due percorsi ben precisi: uno è quello della rilevanza della notizia, l’altro è la valutazione del singolo articolo. Una notizia rilevante viene inserita prima delle altre e un articolo che la tratta in maniera tempestiva e completa sarà inserito tra i primi risultati presentati al lettore.

Una parte rilevante viene rappresentata anche dalle valutazioni e dalle abitudini degli utenti: se, ad esempio, una news risulta tra le più cliccate e lette allora ecco che questa assume rilevanza all’interno del circuito.

Altro punto che Cohen tiene a evidenziare è che Google News è un aggregatore che non si limita a unire secondo criteri predefiniti ma che invece mette a disposizione degli utenti strumenti per personalizzare a fondo le proprie ricerche di news, cosa che, a suo dire, è un vantaggio a favore anche di chi le notizie le produce, ovvero i cosiddetti “fornitori di contenuti”.

Un cenno finale va al rifiuto di Google di implementare, nel suo servizio, il software ACAP al fine di consentire ai fornitori di contenuti di monitorare il “percorso” fatto dalle loro news quando entrano nel circuito di Google, un rifiuto giustificato da Cohen con il rischio di spam e attacchi informatici che questa soluzione avrebbe comportato per la casa di Mountain View.

Porta non chiusa anche a un’eventuale condivisione con i fornitori di parte degli incassi derivanti dalla pubblicità. Basterà questo a chiudere le polemiche tra le due parti in gioco?

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