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6 Agosto 2009, Denial of Social Network

DoS, ovvero Denial of Service. Si racchiude in questa definizione il black-out che ha fermato i maggiori social network del mondo (ed altri siti) mettendo in allarme il popolo della rete e raccogliendo l'attenzione di tutti sul clamoroso attacco congiunto

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6 Agosto 2009, un giorno di ordinaria follia. Improvvisamente i maggiori social network hanno iniziato a zoppicare, palesando evidenti segni di sofferenza. Errori, rallentamenti, disfunzioni. Quando è parso chiaro che il problema interessava più siti privi di correlazione, si è capito che qualcosa di strano e di ampio stava muovendosi nell’ombra. Ma ormai era tardi: Facebook, Twitter, FriendFeed, LiveJournal ed altri ancora sono improvvisamente caduti. Chi più, chi meno: Twitter è andato offline per varie ore, Facebook è invece diventato una vetrina con la quale non era possibile interagire.

Improvvisamente la Rete ha inciampato in un paradossale corto circuito comunicativo: presi dall’affanno del momento, in molti si sono riversati proprio su quei social network già sotto attacco per discutere dell’attacco stesso, il che non ha fatto altro che aggravare la situazione. Nessuna comunicazione ufficiale era stata trasmessa, ma già le prime ipotesi prendevano il largo: non può che essere un attacco su larga scala. Poche ore dopo la conferma arriva dal blog di Twitter: il sito è sotto attacco ed il team sta tentando di respingere un pesante attacco di tipo Denial of Service. Segue a ruota la conferma di Facebook.

Non tutti, sulla Rete, sono avvezzi a certa terminologia. Parlare di DoS, dunque, non è cosa direttamente concepibile da chiunque. Per questo su Webnews abbiamo fatto leva sulle guide di HTML.it per tentare di spiegare in parole semplici cosa stesse accadendo: «Un attacco di tipo DoS (acronimo di Denial of Service) è una qualsiasi azione intrapresa fisicamente da un utente, oppure da un software, che blocca l’hardware o il software del vostro PC. Questo tipo di attacco rende il sistema, o parte di esso, irraggiungibile, negando quindi, il servizio agli utenti autorizzati. Un attacco di questo tipo non avviene mai casualmente, l’obiettivo del suo autore è quello di eliminare le vostre risorse dalla rete, creando un disservizio totale o parziale. […] Gli attacchi DoS si sono evoluti nel corso del tempo, da semplici attacchi, condotti da singoli PC, ad attacchi organizzati in modo distribuito (da qui l’acronimo DDoS), portati da migliaia di computer disseminati per tutta la rete. Con un solo script di shell è possibile mettere letteralmente in ginocchio le risorse di un’intera organizzazione».

Nel tardo pomeriggio (riferimento temporale italiano) Twitter è tornato online e Facebook è tornato a funzionare regolarmente. In tarda serata Twitter ancora soffre di rallentamenti evidenti e promette massimo impegno per tornare a regime nel più breve tempo possibile. Oltre ai nomi già segnalati, anche Google conferma di aver subito l’attacco, ma di essere riuscito a dribblare ogni problema grazie alle pesanti protezioni previste per i propri server. E mentre tutto torna progressivamente nella norma, gli interrogativi non si placano: cosa è successo? E perché?