Una teoria che riduce i tempi di ricarica delle batterie

Un gruppo di ricercatori della Mississippi State University hanno annunciato che è in fase avanzata uno studio inerente le ricariche delle batterie di uso comune. In particolare, il gruppo di chimici dell’università americana si è posto come obiettivo la riduzione dei tempi di ricarica delle batterie al litio, mediante l’applicazione di un campo elettrico oscillante

Un gruppo di ricercatori della Mississippi State University hanno annunciato che è in fase avanzata uno studio inerente le ricariche delle batterie di uso comune. In particolare, il gruppo di chimici dell’università americana si è posto come obiettivo la riduzione dei tempi di ricarica delle batterie al litio, mediante l’applicazione di un campo elettrico oscillante all’anodo della cella elettrochimica.

Il processo di ricarica delle batterie, che adoperiamo quotidianamente per i nostri dispositivi digitali, è piuttosto complesso per affrontarlo in questa sede ma, in linea generale, si basa su degli atomi di litio che vengono diffusi, attraverso fogli di grafite di spessore microscopico, dal campo elettrico che si produce quando il caricabatterie è collegato alla rete elettrica. Il nuovo studio pare che sia riuscito nell’intento di ottimizzare questa fase del processo.

Infatti, dopo aver costruito un nuovo modello di batteria, consistente in un sistema con molecole diverse per tipologia e numero da quelle presenti nelle pile di uso comune, gli scienziati hanno notato che la simulazione della ricarica con l’applicazione di un campo elettrico oscillante, sovrapposto al campo elettrico di ricarica, avveniva in un tempo decisamente inferiore al tempo medio, e che questa dipendenza dal tempo era di tipo esponenziale. Questo porta a delle conclusioni che all’atto pratico possono risultare di notevole impatto commerciale.

Si pensi alla possibilità di ricaricare il proprio cellulare o tutti gli altri dispositivi elettronici in pochi minuti e, cosa estremamente importante, al risparmio energetico che ne deriverebbe. Ma si pensi anche alle rigenerazione delle batterie in tutti quei dispositivi di grande portata, come le auto elettriche, che si stanno diffondendo sempre più: non occorrerebbe aspettare un’intera notte prima dell’uso.

Il problema in cui si è imbattuto il gruppo di ricerca, a questo punto dello studio, consiste nel valutare l’impatto sugli altri fattori che compongono le performance di una batteria, come ad esempio il numero di cicli di ricarica, che nelle pile di oggi si aggira intorno a mille, e la durata stessa della carica della batteria, che non è detto che non risenta negativamente di questo sistema innovativo. Non resta che attendere ulteriori sviluppi dalla ricerca.

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