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Google scende, Baidu sale

Gli analisti ritengono possibile per i prossimi mesi un aumento della quota di mercato di Baidu ai danni di quella di Google: le frizioni con le istituzioni potrebbero favorire il motore dominante e portare quindi ad una forte crescita delle azioni

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Come su di una sorta di altalena, le azioni Baidu e le azioni Google sono in queste ore direttamente correlate le une alle altre. I fatti che stanno avvenendo dopo il redirect di Google ad Hong Kong incidono soprattutto sui destini di Baidu, le cui performance in borsa sono andate immediatamente al rialzo con ulteriori possibili margini di crescita per i mesi a venire.

Dal punto di vista economico la dipartita di Google dovrebbe lasciare sul terreno danni minimi in proporzione all’immenso cash flow del gruppo. Google, inoltre, manterrà le proprie forze vendita in loco, anche se v’è da presupporre una quota di mercato in calo ed ulteriori difficoltà nell’imporre il proprio marchio in conseguenza della forte campagna avversa da parte della stampa locale. Per Baidu, invece, ogni quota guadagnata è qualcosa che va direttamente ad essere monetizzata, ed è così che a distanza di poche ore dall’annuncio di Drummond le azioni aprono immediatamente al rialzo.

Aaron Kessler, analista Kaufman Bros., ha portato su “buy” il giudizio relativo alle azioni Baidu (BIDU). Sebbene il gruppo avesse vissuto nei mesi passati alcune difficoltà, ora le tensioni attorno a Google rappresentano una ghiotta occasione per accrescere la quota di mercato detenuta (oltre il 60%). Kessler ha spostato il target price del gruppo a quota 690 dollari, cioè 90 dollari in più circa rispetto alla quota attuale.

James Mitchell, analista Goldman Sachs, conferma le sensazioni Kaufman portando il target price da 575 a 675 dollari. Lo spostamento è basato su di una previsione secondo cui Baidu sarà in grado nei prossimi mesi di calamitare buona parte del traffico oggi raccolto da Google.cn, incrementando così le query e il potenziale nelle mani dell’advertising del motore dominante. Favorire un motore piuttosto che un altro non sarà complesso per le autorità: semplici rallentamenti nell’accesso potrebbero spostare pesantemente le scelte e lo spostamento di grandi cifre.

Gli analisti, soprattutto, ritengono possibile (nell’ordine del 80%) una futura maggior censura di Google da parte delle istituzioni cinesi. Sebbene possa essere una mossa radicale, il governo potrebbe intraprendere questa strada con fare punitivo, per isolare il gruppo ribelle e negare all’azienda i proventi derivanti dal mercato locale. Sarebbe l’ennesima puntata triste in questa telenovela dai toni grigi nella quale però la borsa ha saputo trovare, come sempre, sacche di opportunità nel mare dei rischi in cui si sta nuotando.