QR code per la pagina originale

Il Bitcoin e l’anonimato

La Blockchain consente di esplorare tutte le transazioni registrate con le criptovalute, ma ogni singolo indirizzo è perfettamente anonimo.

,

Quando si utilizza il Bitcoin, si dispone di un indirizzo Bitcoin. In nessun modo è possibile determinare a chi appartenga un determinato indirizzo (almeno a livello teorico), e dunque è possibile affermare che il riferimento disponibile sia semplicemente uno pseudonimo. Ciononostante, la Blockchain è completamente trasparente, pertanto sarà possibile conoscere tutta la storia finanziaria di quell’indirizzo, pur non sapendo a chi appartiene, e degli indirizzi correlati, costruendo dei veri e propri “cluster” di operazioni. Il sistema dei bitcoin, insomma, sposa trasparenza e anonimato rendendo limpidi i trasferimenti, ma celando ogni riferimento che possa ricondurre la criptovalute ai legittimi possessori.

Inoltre, la condizione di pseudonimato permane fintanto che non venga utilizzato un Exchange o un servizio soggetto agli adempimenti di tipo “Know Your Customer“. A seguito della quarta Direttiva dell’UE (n.2015/849) in tema AML, infatti, chi fornisce il servizio di compravendita di criptovalute deve richiedere ai clienti dei documenti identificativi. Per quel che concerne gli USA, invece, Coinbase è notoriamente soggetto a normative AML da ben più tempo. Dunque, nel momento in cui si inviano Bitcoin ad un indirizzo su un Exchange, questo potrà essere utilizzato da una terza parte (ad esempio, un’autorità giudiziaria nell’ambito dell’indagine su un ransomware, o un traffico illecito), per associare l’intera storia finanziaria dell’indirizzo precedente, ad un nome “reale”. Possiamo dire quindi che un sistema, pseudonimo e trasparente come la Blockchain, resta tale fintanto che non si utilizzano piattaforme soggette a normativa.

Come​ ​si​ ​può​ ​mantenere​ ​l’anonimato?

Esistono dei siti, chiamati Mixer, che consentono di costruire transazioni “offuscanti”. Il comportamento è quello di aggregare più transazioni, di utenti diversi, all’interno di un’unica transazione, “mescolando le tracce” dei movimenti di Bitcoin collegati agli indirizzi. Non sarà dunque possibile, a partire da tale transazione, se ben costruita, evincere chi stia inviando Bitcoin, e dove. Con il passare del tempo, a differenza di ciò che molti pensano, emergono infatti sempre più evidenze del fatto che la Blockchain non sia in realtà anonima e strumenti di anonimizzazione iniziano pertanto a fare capolino a tutela di questo argine di libertà.

Da quando la Blockchain ha cominciato ad essere adottata nella vita di tutti i giorni, la scienza forense ha adottato contromisure per poter “tracciare” la proprietà dei Bitcoin, e sono già state condotte con successo indagini per risalire a chi opera in maniera criminosa. Ad esempio, è stato possibile identificare e arrestare una delle persone coinvolte nel furto dei bitcoin di Mt.Gox. Anche in questa dimensione, insomma, l’eterno dilemma tra privacy e sicurezza è alla ricerca del suo migliore equilibrio.

Altri​ ​metodi​ ​per​ ​mantenere​ ​l’anonimato

Utilizzando più wallet, o dei wallet che permettano il “multiaccounting”, è possibile tenere segregati i fondi in indirizzi diversi, che non si incontreranno mai, e non saranno dunque “clusterizzabili”. Questo ha dei pro e dei contro, sul fronte dell’usabilità, ma è una delle rivoluzioni del Bitcoin: l’utente, adesso, può scegliere quale livello di privacy desidera ottenere e, se lo desidera, prendere tutti gli accorgimenti del caso per mantenerla.

Sono diversi, inoltre, i team di criptovalute che lavorano sul miglioramento dell’anonimato nelle transazioni. Ad oggi, con ZCash e Monero, ad esempio si può già ottenere un livello di anonimato maggiore di quanto offra oggi il Bitcoin, e il team stesso di Bitcoin è a lavoro su una modifica del protocollo chiamata ZKCP (e su altre modifiche, ma ZKCP è fra le più promettenti), che permette di effettuare transazioni anonime senza particolari accorgimenti.

Approfondimento redatto in collaborazione con Conio.com

Immagine: CKA tramite Shutterstock