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Facebook sospende Cambridge Analytica

Cambridge Analytica avrebbe usato senza autorizzazione i dati di milioni di account di Facebook per le elezioni Presidenziali americane del 2016.

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Facebook si trova al centro di un nuovo scandalo a seguito delle inchieste del New York Times e del Guardian. Nel corso del weekend, il social network aveva comunicato di aver bloccato gli account di Strategic Communication Laboratories, incluso quello della sua società specializzata in analisi politiche Cambridge Analytica e di sue scienziati, Aleksandr Kogan e Cristopher Wylie. L’annuncio dato dal social network ha avuto un eco incredibile per l’importanza che riveste Cambridge Analytica e per la portata dell’accusa. Secondo il social network, infatti, questa società avrebbe violato le policy della piattaforma, utilizzando in modo inappropriato le informazioni personali di oltre 50 milioni di iscritti.

Un’accusa davvero molto pesante che è enfatizzata dal ruolo che svolge Cambridge Analytica. Questa società, infatti, è di proprietà di Robert Mercer, uno dei maggiori supporter dell’attuale presidente americano Donald Trump. Proprio Cambridge Analytica è stata la chiave di volta del successo elettorale di Trump visto che i dati raccolti sono stati utilizzati per costruire un sistema che potesse profilare i singoli elettori statunitensi, al fine di indirizzarli con annunci politici personalizzati. Una prassi che non è affatto illegale in senso stretto se non fosse che i dati utilizzati non dovevano essere nelle mani della società.

I dati sono stati raccolti attraverso un’app chiamata “Thisisyourdigitallife“, sviluppata dall’accademico Aleksandr Kogan, separatamente dal suo lavoro all’Università di Cambridge. Attraverso la sua società Global Science Research (GSR), in collaborazione con Cambridge Analytica, centinaia di migliaia di utenti sono stati pagati per sostenere un test, accettando di condividere i loro dati personali per uso accademico. Tuttavia, l’app ha anche raccolto le informazioni degli amici di Facebook dei partecipanti alla prova, portando all’accumulo di dati di decine di milioni di persone.

Facebook afferma che Kogan ha ottenuto l’accesso a queste informazioni in un modo legittimo e attraverso i canali appropriati ma poi ha passato le informazioni raccolte a Cambridge Analytica, cosa che non poteva assolutamente fare in quanto in aperta violazione con le policy del social network.

Facebook era a conoscenza di questa violazione sin dal 2015 quando rimosse l’app “Thisisyourdigitallife”. All’epoca, il social network inviò una comunicazione alle società coinvolte ordinando loro di rimuovere tutti i dati acquisiti, cosa che non è mai stata fatta. Proprio per questo, adesso, il social network ha deciso di sospendere gli account di queste società e delle persone coinvolte nella vicenda.

Cambridge Analytica, a seguito di questa azione da parte di Facebook, ha dichiarato di aver distrutto tutti i dati in suo possesso e di stare lavorando con il social network per risolvere il problema.

Quanto accaduto ha riportato i riflettori sul problema del rapporto tra la politica e Facebook. Come noto, gruppi russi avevano utilizzato il social network per influenzare le Presidenziali americane, scoperta che aveva lanciato prepotentemente il dibattito su come alcuni gruppi potessero sfruttare a loro vantaggio questi strumenti di comunicazione.

Cambridge Analytica ha riaperto questo fronte, evidenziando come sia troppo facile ottenere informazioni che possano essere utilizzate per finalità elettorali. Sebbene Facebook abbia evidenziato i suoi sforzi nel proteggere i suoi utenti, quanto scoperto solleva nuovi dubbi sulla sicurezza dei dati degli iscritti. Inoltre, il caso è ancora più spinoso in quanto Cambridge Analytica ha avuto un ruolo attivo pure nella campagna elettorale per la Brexit.

E le prime conseguenze per Facebook sarebbero già arrivate visto che la società sarebbe stata chiamata a testimoniare davanti alla Commissione d’inchiesta americana per il voto delle Presidenziali americane del 2016. Anche Londra sembra che voglia ascoltare il social network sul referendum che ha portato alla Brexit.

Anche il Parlamento Europeo sembra interessato a vederci più chiaro come ha fatto sapere il Presidente Antonio Tajani attraverso il suo account su Twitter.

Il nocciolo della questione, però, è sulla protezione dei dati. Troppo facilmente queste applicazioni riescono ad avere accesso ai dati degli iscritti ed uno loro uso distorto, come in questo caso, può portare a conseguenze particolarmente allarmanti. Facebook, probabilmente, è chiamato ad impegnarsi ulteriormente per proteggere ancora di più i suoi 2 miliardi di iscritti.

E Wall Street reagisce male a questo scandalo con il titolo di Facebook in caduta libera.

Fonte: The Verge • Via: The Guardian • Immagine: Pekic via iStock