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Troppo smartphone a letto, a tavola e in auto

Troppi italiani sono dipendenti da Internet: si usa Web e Social prima di andare a letto, a tavola e addirittura mentre si guida.

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Oltre tre italiani su 10 usano lo smartphone o il tablet anche a letto, soprattutto i giovani, ma anche a tavola, mentre sta pranzando o cenando. È quanto rivela un nuovo rapporto illustrato da Agi-Censis in occasione dell’internet Day 2018.

Nello specifico, è il 61,7 per cento degli internati italiani a utilizzare un dispositivo mobile per rilassarsi prima di prendere sonno, abitudine diffusa soprattutto tra chi ha un’età tra i 18 e i 34 anni (l’81%), mentre uno su tre (il 34%) smanetta sul cellulare anche a tavola, cifra che sfiora il 50% tra i giovani. Ma non solo: secondo la più recente ricerca, il 14% degli italiani, e il 20% dei giovani, ammettono di navigare o scambiarsi messaggi anche quando guidano, assumendo dunque un comportamento decisamente più pericoloso non solo per la propria incolumità ma anche per quella altrui.

Nonostante la maggior parte dell’utenza online sia più che consapevole che i lunghi periodi di attività in rete siano tempo sprecato, sottratto alle attività personali e a quelle condotte per stare a fianco dei propri familiari, le statistiche rivelano che oltre 2 italiani su 10 (il 22,7%) ha spesso la sensazione che Internet gli induca una sorta di dipendenza, e l’11,7% vive con ansia l’eventuale impossibilità di connettersi. Ma se il 60,7% degli utenti dichiara di aver riflettuto almeno una volta sull’uso eccessivo di Internet, solo il 28,6% è intervenuto concretamente per porre un potenziale freno alla situazione, applicando concretamente dei correttivi o delle regole di auto limitazione.

Solo durante lo scorso mese di maggio, il 77% degli internauti italiani (88% tra i 18-34enni) si è collegato a Internet anche la sera tardi prima di addormentarsi, mentre il 63% (una percentuale che si attesta all’81% tra i giovani) accede ai social poco dopo il risveglio. Abitudini poco sane e salutari che nel lungo termine potrebbero compromettere comportamenti sociali, professionali e anche personali.

Fonte: Ansa • Immagine: AJ_Watt via iStock