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Apple: la privacy è un diritto umano fondamentale

In un intervento al Senato statunitense, Apple ha sottolineato l'importanza della protezione della privacy, definendola un diritto umano fondamentale.

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Apple torna a parlare del tema della privacy, un argomento che da diversi anni rappresenta uno degli obiettivi più importanti per il gruppo californiano. L’occasione è quella dell’apparizione di Bud Tribble, vicepresidente Software Technology della società, presso il Commerce Committee del Senato degli Stati Uniti. In questo frangente, il rappresentante della mela morsicata ha specificato che la privacy sia un diritto umano fondamentale e, pertanto, inviolabile.

Come già accennato, Apple da tempo si è schierata a favore della protezione della privacy degli utenti: da iOS 8 in poi, tutte le conversazioni tramite i dispositivi del gruppo sono protette da crittografia e nemmeno l’azienda può accedervi. Negli ultimi tempi, di fronte alle richieste di alcuni gruppi di pressione USA per l’inclusione di una backdoor di stato nei device, Apple ha rimarcato il proprio rifiuto, specificando come il desiderio di sicurezza non possa andare a discapito della privacy.

Nel corso dell’incontro con il Senato statunitense, Apple e i rappresentanti di altre aziende hanno parlato dello stato attuale della riservatezza dei servizi online, portando il loro punto di vista. Tribble ha spiegato che il gruppo di Cupertino vede la privacy come un “diritto fondamentale umano”, da proteggere quindi con tutti gli sforzi possibili.

Per Apple, la privacy significa molto di più del diritto di non condividere le tue informazioni personali. Privacy significa mettere l’utente al controllo di quelle informazioni. Significa che gli utenti decidono se condividere le proprie informazioni personali e con chi. Significa che gli utenti sono in grado di comprendere come quelle informazioni verranno usate. […] La privacy è un diritto umano fondamentale, che deve essere supportato sia da norme sociale che dalla legge.

Il Commerce Committee ha voluto sentire le principali aziende statunitensi per valutare se sia necessario introdurre delle misure più mirate per gli utenti, così come avvenuto in Europa con la GDPR.

Fonte: CultOfMac • Immagine: cyano66 via iStock
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