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Facebook cancella 471 Pagine di propaganda russa

Continua la guerra gli account e pagine false legate alla Russia che spargono notizie false per avvelenare l’opinione pubblica.

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Facebook ha rimosso centinaia di pagine, gruppi e account accusati di attività sospette e riconducibili soprattutto alla Russia. In tutto sono 471, ma ci sono anche 41 profili Instagram. In particolare di queste 364 pagine e account falsi operavano soprattutto nei paesi baltici, Caucaso, est Europa e Asia centrale. La rimozione è avvenuta dopo che è stata scoperta la pubblicazione di contenuti sospetti e il legame che c’è con alcuni impiegati di Sputnik, un’agenzia di stampa legata al governo russo.

Già in passato ci sono state per loro accuse di propaganda e infatti molti post condivisi su queste pagine rimandavano proprio ad alcuni contenuti pubblicati da Sputnik. Molti post erano contro la NATO, movimenti di protesta e anticorruzione. “Siamo sempre al lavoro per trovare e rimuovere questo tipo di attività, perché non vogliamo che la piattaforma sia usata per manipolare le persone”, ha scritto Facebook in un comunicato.

In particolare sono state rimosse 289 Pagine e 75 account Facebook, mentre erano 790,000 gli account che seguivano una o più pagine. Questo esercito di pagine e profili ha speso 135,000 dollari in pubblicità proprio sulla piattaforma, pagati in euro e rubli. La prima pubblicità è stata acquistata nell’ottobre del 2013, la più recente proprio a gennaio 2019.

Facebook

La propaganda si estendeva anche agli eventi: queste pagine ne hanno creati circa 190, dal 2015 al 2019. Più di 1,200 persone hanno espresso interesse almeno a uno di questi eventi. Separatamente sono stati poi rimosse altre 107 Pagine, Gruppi e account, insieme ad altri su Instagram. L’origine è sempre la Russia, ma operavano dall’Ucraina. Gli individui dietro questa strategia operavano con diversi account fasulli. Anche questi hanno speso circa 25,000 dollari in pubblicità su Facebook.

Si stanno facendo sicuramente progressi in questo senso, ma si tratta di una battaglia ancora in corso che potrebbe non vedere mai fine. Magari limitare la facilità con cui si può pubblicizzare qualsiasi cosa sulla piattaforma sarebbe un primo passo.