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Snapchat contro TikTok: vuole più musica nell’app

Snapchat è in contato con alcune etichette discografiche come Sony, Universal e Warner per consentire agli utenti di aggiungere musica ai contenuti.

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Snapchat vuole più musica all’interno dell’app, utilizzata prettamente dai giovani. Le ultime novità riportate dal Wall Street Journal sottolineano che la società ha preso contatti con diverse case discografiche, tra cui Sony Music Entertainment, Universal Music Group e Warner Music Group per consentire agli utenti di inserire brani musicali ai contenuti.

Tutto questo in un ottima di rilancio: le trattative con le tre case discografiche più importanti al mondo consentiranno probabilmente a Snapchat di concorrere sullo stesso campo di app rivali che hanno ormai conquistato la stessa fetta di mercato, cioè TikTok e le Storie di Instagram. Acquisire queste licenze non significa creare su Snapchat un servizio di musica simile a Spotify, ma acquisire i diritti per dare agli utenti la possibilità di inserire determinati brani all’interno dei contenuti.

Alcune persone informate hanno riferito che i contatti con le major si sono ultimamente intensificati. Snap Inc. vuole ovviamente restare al passo con la concorrenza e spesso negli ultimi mesi si è parlato di un rilancio. Già Facebook nel 2017 ha compiuto il passo verso l’acquisizione di diritti musicali, quindi gli utenti possono usare le canzoni per le foto e i video condivisi sul social, Instagram, Messenger e dispositivi Oculus.

TikTok in ogni caso si è mossa molto prima di Snapchat: con la startup controllata ByteDance ha già chiuso l’accordo con le etichette musicali, da qui il successo dell’app. In realtà per Snapchat non è proprio un momento d’oro: ultimamente è stata coinvolta in uno scandalo riguardo alcuni suoi dipendenti. Questi avrebbero avuto accesso ai dati degli utenti, grazie all’utilizzo di uno strumento pensato per le indagini da parte delle forze dell’orine. Anche se i testimoni parlano di poche violazioni, avvenute anni fa, rimane comunque la violazione della privacy degli utenti.

Fonte: Wall Street Journal • Immagine: Pixabay