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Pirateria: l’FBI chiude iStreamItAll

L'FBI ha bloccato le operazioni di iStreamItAll, portale a sottoscrizione che offriva illecitamente i contenuti di Netflix e di molti altri.

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Nuova stretta sulla pirateria online: l’FBI ha infatti fermato le operazioni di iStreamItAll, portale dedito alla ritrasmissione di contenuti protetti dal diritto d’autore. Il progetto, basato su un sistema illecito a sottoscrizione, pare potesse contare su un numero di abbonati superiore a quello complessivo di Netflix, Amazon Prime Video, Hulu e Vudu.

Secondo quanto riferito dalle autorità a stelle e strisce, iStreamItAll proponeva ai propri utenti più di 11.000 lungometraggi, accompagnati da 118.000 episodi di serie televisive. Oltre al portale in questione, l’FBI ha bloccato anche le operazioni del simile portale Jetflix.

Così come riferisce USA Today, i due gestori di iStreamItAll – due esperti d’informativa di 36 e 40 anni – si sono dichiarati colpevoli della violazione del copyright altrui. Non è però tutto, poiché uno dei gestori avrebbe anche ammesso di aver utilizzato delle comunicazioni via mail per convincere gli utenti a cancellare i loro abbonamenti legali per sottoscrivere il listino illecito del sito e, fatto non da poco, confermato entrate da circa 1 milione di dollari ottenute dallo streaming.

Sempre l’FBI riferisce come i contenuti venissero scaricati da siti di torrent, per poi essere caricati su alcuni server in Canada, che costituivano il database della piattaforma. Il tutto sarebbe avvenuto con un sistema automatizzato, in grado di scaricare autonomamente i contenuti dai network di P2P per poi caricarli sui server di iStreamItAll, in modo rapido e veloce. Sembra, infatti, che i titoli piratati fossero disponibili sulla piattaforma a pochi minuti dall’effettiva pubblicazione sui relativi servizi legali.

Il processo si terrà in Virginia il prossimo marzo e, al momento, non è ben chiaro quali società di intrattenimento decideranno di costituirsi parte offesa all’interno della causa. Stando alle stime dell’agenzia statunitense, il portale avrebbe portato alla perdita di decine di milioni di dollari ai relativi detentori dei diritti.