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CleanBnB sugli affitti brevi, tre miti da sfatare

CleanBnB ha sfatato tre miti sugli affitti brevi, per chiarire le idee a tutti coloro che hanno pregiudizi al riguardo.

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In questi giorni si è parlato molto della possibile normativa per introdurre maggiori limitazioni al settore degli affitti brevi. Una notizia che ha creato un po’ di confusione, motivo per cui il presidente di CleanBnB Francesco Zorgno ha cercato di fare un po’ di chiarezza al riguardo. Secondo quanto dichiarato, infatti, è proprio questa confusione che crea paure e pregiudizi in coloro che non sono particolarmente ferrati sull’argomento. Sono stati dunque smontati tre falsi miti che rendono un terreno ostile quello degli affitti brevi.

1) Non è affatto vero che gli affitti brevi sono rischiosi per proprietari e clienti: rappresentano infatti una buona messa a reddito di seconde case sfitte e improduttive, portando beneficio nel bilancio familiare dei cittadini italiani.

2) Non è vero che l’affitto breve svuota i centri storici di abitanti per far posto ai turisti, perché quest’ultimi trovano spesso un accomodamento in case che, altrimenti, resterebbero vuote. Al contrario, i turisti vanno a popolare abitazioni sfitte, e quindi hanno un impatto positivo sull’economia del paese perché contribuiscono a popolare maggiormente i centri abitati. Anche perché, nella gran parte dei casi, si tratta di seconde case acquistate per le vacanze (o ricevute in eredità) che, per un motivo o per un altro, non si riescono più a sfruttare.

3) Non è vero che l’affitto breve viene scelto da chi vuole risparmiare e premia chi opera fuori dalle regole. Tutt’altro: la tendenza del mercato degli anni recenti è quella di premiare i livelli elevati di professionalità e standard di accoglienza. Zorgno ha infatti affermato che tra gli obiettivi di CleanBnB c’è quello di posizionare gli immobili nella fascia alta del mercato degli affitti brevi.