Xiaomi esce dalla black list USA, ma andrà a processo

Per il giudice la società cinese ha diritto a un regolare processo dove potrà difendersi dalle accuse di avere legami con l’esercito cinese.

Xiaomi non è più nella black list del governo statunitense relativa alle aziende cinesi considerate in qualche modo pericolose per la sicurezza nazionale, in quanto legate al governo o all’esercito cinese. A stabilirlo è stata una sentenza emessa dal giudice federale Rudolph Contreras, che ha sancito come al momento non sia possibile stabilire con assoluta certezza uno stretto legame tra l’azienda e i poteri militari statali della Cina.

Xiaomi assolta? Non proprio

La decisione della Corte Federale statunitense non significa però che Xiaomi sia stata del tutto scagionata dalle accuse: semplicemente, il giudice ha ritenuto ingiuste le accuse (e dunque l’inclusione arbitraria nella lista nera) in assenza di prove concrete sui fatti imputatigli, e senza dare la possibilità all’azienda stessa di esibire eventuali prove a sua “discolpa”. Di fatto, quindi, Xiaomi dovrà subire un processo durante il quale dovrà (e potrà) difendersi dalle accuse di avere legami con l’esercito cinese.

Xiaomi, che più di una volta ha ribadito la sua innocenza e dichiarato di “avere sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività”, ha accolto ovviamente favorevolmente la decisione dei giudici americani. L’azienda cinese ribadisce che fornisce prodotti e servizi per uso civile e commerciale, di non essere posseduta, controllata o affiliata all’esercito cinese e di non essere una “Società militare comunista cinese come definita dal NDAA”, come proverà a dimostrare in tribunale.

La black list del Dipartimento della Difesa USA

Dal 1999, una legge del governo americano impone al Dipartimento della Difesa di compilare un catalogo delle società possedute o controllate dall’esercito cinese. La stesura è però iniziata con netto ritardo e si è adeguata alle direttive solo lo scorso anno, con l’inserimento nella lista di diverse società impegnate in vari settori, come il produttore di semiconduttori SMIC, il gigante petrolifero CNOOC, la Construction Technology Co Ltd e la China International Engineering Consulting Corp, queste ultime in effetti particolarmente vicine al regime di Xi Jinping.

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