Clubhouse hackerato? La risposta della società

Circa 1,3 milioni di utenze Clubhouse finiscono su un forum di hacker, ma l’azienda replica seccamente: nessun data breach

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Clubhouse si è visto hackerare i suoi server? Secondo quanto sostiene l’azienda non è propriamente così. La notizia è stata resa pubblica qualche giorno fa dai ricercatori di Cyber News: in un noto forum dedicato agli hacker sarebbe stato condiviso un database con i dati di 1,3 milioni di utenti del social network dedicato alle trasmissioni audio. Secondo chi ha messo i dati in Rete si tratterebbe di informazioni in realtà ottenute attraverso la tecnica dello scraping, ovvero il recupero automatico attraverso software. È una pratica che solitamente mettono in atto degli smanettoni che poi utilizzano i dati per farci soldi soprattutto nel dark web, ma ci sono anche agenzie che operano espressamente con questa tecnica.

Clubhouse replica alla notizia sul furto di dati

Insomma, dopo Facebook e LinkedIN, anche Clubhouse finisce nel mirino della critica per aver lasciato diffondere i dati sensibili degli utenti? Non è proprio così replica l’azienda, che tramite Twitter replica seccamente: non c’è stato alcun data brach né violazione dei server della piattaforma. I dati di cui parlano questi presunti hacker sul forum, ribadisce Clubhouse, sono quelli accessibili a tutti tramite la loro Api ufficiale, ovvero l’interfaccia di programmazione dell’app.

Twitter e il tentativo di acquisto

Sin dal momento del suo lancio, però, in tanti avevano sollevato dubbi sulla sicurezza di Clubhouse. Appena l’app è diventata più popolare e i podcast hanno cominciato ad essere più numerosi, qualcuno è riuscito ad estrapolare alcuni spezzoni audio e a pubblicarli su altre piattaforme. Episodi che non depongono di certo a favore del servizio, che però continua a mietere successi e imitazioni. Secondo recenti rumors, tra l’altro, Twitter ha cercato di comprare Clubhouse per 4 miliardi di dollari, ma senza riuscirci. Da lì la decisione del noto microblogging di aggiungere, al pari di Facebook e altre app social, strumenti in grado di condividere audio vocali in maniera più intuitiva.

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