5G, perché tutti lo temono ma lo vogliono a qualsiasi costo?

Il 5G avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e militare del futuro: chi se lo assicurerà si garantirà la supremazia tecnologica.

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L’avvento del 5G, il nuovo standard di comunicazione di rete, ha fatto registrare non poco fermento sia nel mondo della telefonia mobile che, in generale, anche in quello della politica internazionale. La nuova tecnologia ha il “potere” di influenzare pesantemente la connettività e le economie dei Paesi, pertanto porterà molteplici vantaggi sia per i privati che per le aziende, recitando un ruolo fondamentale nella ripresa economica mondiale post Covid-19. Secondo un report di Qualcomm-Ihs-Psb, che produce tecnologie di rete, per il 2035 si prevede un giro d’affari di oltre 12mila miliardi di dollari, pari al 4,6% della produzione mondiale tra 18 anni.

Motivo per cui tutte le principali “potenze” internazionali vogliono metterci le mani sopra, per assicurarsene il controllo e quindi lo sfruttamento industriale, ottenere grossi introiti e un maggior peso politico all’interno dei fragili equilibri mondiali. Perché l’aspetto economico è solo un tassello di una guerra più ampia. Il 5G è una tecnologia flessibile e si può adattare a diverse esigenze, pertanto verrà implementata anche nei droni e nei veicoli automatizzati, esercitando un ruolo determinante nell’uso delle armi ipersoniche, come i Kh-47M2 Kinzhal montati sui caccia russi MiG-31BM.

Aerei intelligenti e missili armati di testate nucleari, che viaggiano a velocità superiore a Mach 5, per essere guidati su traiettorie variabili necessitano di una grande rapidità per raccogliere, elaborare e trasmettere enormi quantità di dati. Ecco perché il 5G fa gola anche agli apparati militari: solo lo scorso anno, per esempio, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha investito 600 milioni di dollari in questa tecnologia. Il rischio di perdere la contesa per assicurarsi la “supremazia tecnologica”, ad alcuni Paesi fa talmente paura, che sono pronti a tutto per vincerla, anche a scatenare delle vere e proprie faide politico-commerciali, tra embarghi, boicottaggi, e minacce alla sicurezza.

Il 5G e lo spauracchio cinese

La guerra cibernetica portata avanti o comunque avallata da alcuni Stati, tra cui la Cina, la Corea del Nord, Israele, l’Iran, gli USA e la Russia, già protagonisti di riusciti tentativi di infiltrazione nelle reti dei rispettivi avversari, hanno finito per generare tensioni e provocato una serie di reazioni allarmistiche per esempio negli Stati Uniti, in Iran e nell’Unione Europea. Come reazione agli attacchi provenienti dalla Cina, per esempio, americani e europei hanno deciso di bloccare (o limitare) alcune aziende cinesi nella fornitura di microchip alle società locali, o software e apparecchiature.

Tra queste la più famosa è forse Huawei, a cui è stato anche impedito di partecipare a degli appalti per la realizzazione di strumenti, processori e infrastrutture utili per i servizi 5G, optando per soluzioni interne o più “fidate”, come Nokia. La Commissione europea si è perfino preoccupata di rafforzare i requisiti di sicurezza nell’affidare progetti a determinate società, stilando un protocollo che invita i Paesi membri a valutare i profili di rischio dei fornitori, e ad applicare restrizioni proporzionate a quelli considerati ad alto pericolo per salvaguardare la sicurezza delle reti di telecomunicazioni.

Huawei è stata esplicitamente accusata dal governo di Washington, che infatti l’ha messa al bando, di essere collusa con il governo di Pechino, e di carpire furtivamente per suo conto “informazioni sensibili e private conservate nei suoi dispositivi venduti e operanti nel mondo”. Ma non è tutto: l’azienda di Shenzhen, famosa per i suoi cellulari, tablet e wearable, insieme alla connazionale ZTE ha realizzato anche il 40% delle infrastrutture per il 5G operanti nel mondo. Quindi producendo software e apparecchiature, potrebbe rendere volutamente le reti di telecomunicazioni vulnerabili al rischio di un attacco informatico, e avere un ulteriore fonte di controllo su dati e informazioni sensibili. Accuse gravi, che hanno portato a una rottura dei rapporti diplomatici tra gli USA e la Cina, e a una sorta di Guerra Fredda.

Internet delle cose

Oggi la rete non è usata solo per la navigazione, ma il suo utilizzo è esteso al mondo degli oggetti comuni, basti pensare a come tutto o quasi sia connesso a Internet. Parliamo di automobili, piccoli e grandi elettrodomestici smart, telefonini, dispositivi di controllo e connettività locale, prese smart, telecamere, sensori ed altri sistemi di sicurezza e protezione, fino all’home entertainment.

In un mondo di reti, dispositivi e applicazioni interconnessi, ci vuole un’enorme potenza e velocità nella trasmissione dei dati, cosa che il 5G garantisce grazie a una capacità di banda molto più ampia rispetto alla tecnologia 4G/IMT-Advanced. Ciò significa che questo standard è in grado di accogliere un numero più elevato di connessioni, e soprattutto quando le aziende adotteranno automazione, intelligenza artificiale e analisi in tempo reale, i dati dovranno fluire liberamente tra unità aziendali e partner.

Ma più dispositivi sono connessi a Internet, più possono aumentare in proporzione i rischi di attacchi informatici e la possibilità che un device possa diventare suo malgrado la chiave di accesso per pericolosi spyware e virus. L’hackeraggio di informazioni sensibili, specie da uffici pubblici, enti statali, centri militari per la sicurezza e la difesa, giusto per fare qualche esempio, potrebbe portare a conseguenze terribili se finissero in mani sbagliate.

A rendere più guardinghi molti Paesi, soprattutto nell’Unione Europea, c’è anche la sensazione intrinseca di “allerta” provocata dalla “struttura” stessa del 5G, che per funzionare richiede dei software distribuiti uniformemente in tutto il web. Ma proprio per questo motivo la gestione delle reti presenta più vulnerabilità e richiede grandi costi per mantenerne la sicurezza. Costi che secondo alcuni potrebbero crescere in maniera spropositata se a gestire servizi e infrastrutture fossero aziende considerate poco affidabili. Insomma, tra guerre commerciali e timori di spionaggio, interessi geopolitici e militari, il nuovo standard di rete mobile sembra destinato per un po’, suo malgrado, a dividere il mondo piuttosto che a unirlo.

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