Flawless, la tecnologia che rivoluzionerà il doppiaggio?

La tecnologia simil-deepfake di Flawless potrebbe aiutare a tradurre film e programmi TV senza perdere la performance originale di un attore.

Una nuova startup fondata tra gli altri dal regista Scott Mann sfrutta l’intelligenza artificiale per sincronizzare i dialoghi tradotti al movimento reale delle labbra degli attori. Ciò che rende la tecnologia Flawless particolarmente interessante è il suo potenziale di scalabilità. Il punto di vista di Flawless è che i doppiaggi deepfake offrono un ottimo rapporto qualità-prezzo: sono economici e veloci da creare, soprattutto se paragonati al costo dei remake completi.

Flawless, deepfake per il Cinema

Secondo Nick Lynes, co-fondatore della startup AI Flawless, la soluzione offerta dalla loro tecnologia potrebbe rivoluzionare il mondo dei doppiaggi, facilitando il compito alle società che si occupano di localizzare determinati produzioni. L’azienda afferma infatti di avere la soluzione a ogni forma di barriera linguistica nei video, grazie a un’innovazione tecnica che potrebbe aiutare programmi TV e film a raggiungere senza sforzo nuovi mercati in tutto il mondo, rielaborando il concetto di “modifica totale di un volto o di una scena” di deepfake.

La tecnologia Flawless si concentra da questo punto di vista su un singolo elemento, ovverosia la bocca. I clienti forniscono al software dell’azienda il video di un film o un programma televisivo insieme ai dialoghi doppiati, registrati da esseri umani. I modelli di apprendimento automatico di Flawless creano quindi nuovi movimenti delle labbra che corrispondono al discorso tradotto nella lingua del doppiaggio, e li incollano automaticamente sul volto dell’attore.

In questo modo viene garantita una performance più naturale al personaggio implicato nel lavoro di deepfake labiale. Pensate ad esempio al Tom Cruise doppiato dal grande Roberto Chevalier, o al Morgan Freeman con il tono del compianto Renato Mori, l’attore e doppiatore milanese che con il suo timbro caldo e paziente è stato per anni la sua “voce” italiana, che oltre a “parlare” nella nostra lingua, muovano le labbra non più seguendo quella loro naturale “inglese”, ma proprio il ritmo di quella italiana.

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