Libertà, dati e violazioni: l’importanza della figura del Garante

In un’epoca digitale come questa, la figura del Garante e la difesa dei dati personali sono decisivi per la tutela di diritti e libertà.

Siamo in un’epoca dove i Governi e le aziende cercano sempre più di tracciare e controllare i cittadini, a volte per “necessità”, altre apparentemente in maniera invasiva e immotivata. Ecco quindi che per porre un freno a certi interventi che potrebbero diventare col tempo dei veri e propri abusi alla privacy e alla libertà individuale di un individuo, assume un ruolo sempre più importante, almeno in ambito europeo, la figura dei Garanti.

In queste settimane si è sviluppato un dibattito attorno al ruolo e all’operato dell’Autorità, soprattutto per una serie di importanti interventi sul Green Pass e contro famose multinazionali, che merita senza dubbio qualche riflessione di fondo. In tal senso, Ginevra Cerrina Feroni, vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha spiegato in un’intervista su Il Messaggero, , e per punti l’operato del Garante.

L’indipendenza dell’Autorità

Garante Privacy
L’Autorità opera in maniera indipendente dalla politica, dal mercato, dalle pressioni dei gruppi d’interesse. Negli specifici campi di pertinenza (per quanto riguarda il Garante privacy, la protezione dei dati personali), le Autorità devono poter operare in piena autonomia nel far osservare le norme che uno Stato si è dato, ma mantenendo sempre quel bilanciamento che è “necessario fondamento di ogni struttura sociale”. Esistono diritti fondamentali che si trovano al centro di una quotidiana battaglia fra interessi contrapposti e per la cui salvaguardia occorre astrarsi dal piano del dibattito contingente e guardare con vera terzietà all’interezza del quadro.

La visione di ampio respiro ha come interesse esclusivo i cittadini titolari di quel diritto. Per questo esistono Autorità indipendenti in tutte le società organizzate ad un certo livello di civiltà giuridica: Autorità di regolazione, che calmierano ed ordinano mercati complessi; Autorità di vigilanza, che controllano il rispetto di normative, poste a tutela di soggetti più deboli; Autorità di garanzia che difendono diritti individuati dal legislatore come meritevoli di particolare protezione.

Per assicurare questa indipendenza, gli organi di vertice di alcune Autorità sono scelti dal Parlamento con ampie maggioranze e devono, altresì, essere equipaggiate di risorse organizzative, di personale e finanziarie tali da potere esercitare effettivamente i compiti che sono loro affidati, senza potenziali condizionamenti o pressioni da soggetti pubblici o privati. In questo senso va la recente Raccomandazione del Parlamento europeo del 25 marzo a proposito delle Autorità di protezione dati europee.

Il Garante, baluardo dei dritti civili

Privacy
La protezione dei dati personali è l’Europa a chiedercela, con il suo Regolamento entrato nella sua piena applicazione tre anni orsono, che prescrive agli Stati membri (e prima ancora del Regolamento, la Direttiva del 1995) l’istituzione di un’Autorità di controllo indipendente a garanzia della protezione dei dati personali, materia che è emanazione dell’Europa essa stessa. Il Garante italiano dunque non interviene arbitrariamente, ma esegue ed applica sul territorio italiano una normativa che è da tempo parte del nostro ordinamento nazionale e che ha contribuito a sviluppare con la sua decennale azione di tutela.

Anche in relazione al fenomeno del proliferare di applicativi di contact tracing da parte di istituzioni pubbliche e soggetti privati, pur in considerazione del perdurare dello stato d’emergenza disposto dal Governo, il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto necessario a più riprese chiarire che l’emergenza COVID-19 non rappresenta automaticamente, e di per sé, una base giuridica sufficiente volta a incidere su diritti e libertà costituzionalmente protette, legittimando trattamenti di dati particolarmente invasivi, quali appunto quelli atti a consentire il tracciamento dei contatti da parte di qualsiasi titolare pubblico o privato.
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Ma sempre in adempimento dei suoi compiti e dei suoi doveri in relazione alle normative dell’Unione Europea. “L’Europa non può essere chiamata in gioco a corrente alternata. Si deve essere europeisti, invece, proprio quando in gioco ci sono i diritti fondamentali, patrimonio costituzionale europeo e, più in generale, di tutto il costituzionalismo”, sostiene la vicepresidente Cerrina Feroni. Bisogna quindi che Stati e aziende comprendano e accettino che il diritto alla protezione dei dati non è un “cavillo” giuridico, ma una necessità, come la protezione della nostra stessa vita, tanto più nella dimensione digitale nella quale siano immersi. Comprendere questo significa essere in grado di affrontare, preparati, le sfide al tempo di intelligenze artificiali, big data, economia comportamentale, che si nutrono di dati personali. Ecco perché c’è bisogno nel nostro Paese di un grande salto culturale nell’approccio al tema.

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