Password deboli: 123456 e Juventus quelle più usate

Gli italiani continuano a commettere l’errore di usare sempre le solite password, violabili in meno di un secondo. I consigli del Garante.

Sono “123456” e “Juventus” le password più usate dagli italiani. E’ quanto emerso da un’indagine condotta da NordPass sulle abitudini dei cittadini del Belpaese proprio in relazione della scelta di una password per proteggere un determinato servizio o dispositivo. Secondo il report della nota azienda che offre servizi di sicurezza e un sistema di password proprietarie conservate in un caveau di crittografato, il “fenomeno” mette a rischio migliaia di device, facilitando il compito ai malintenzionati che di fatto impiegano pochi secondi o meno per entrare in possesso dell’account e trafugarne i dati.

Abitudini non solo italiane

L’Italia risulta essere uno dei Paesi europei più colpiti dagli hacker in relazione alla facilità con cui si possono aggirare queste semplici password, dietro Russia, Repubblica Ceca, Francia e Germania per numero di violazioni rispetto agli abitanti. Segno evidente che la questione non è ovviamente legata solo al nostro territorio, dove tra le altre si segnalano anche “andrea” oppure “00000”. In Inghilterra, per esempio, oltre a “123456” molto gettonate sono “password” e “liverpool”, in Francia “12345678”, “azerty” e “tiffany”, mentre in Germania, oltre alle classiche password numeriche già citate, perfino “111111” e “abc123”.

Password: i suggerimenti del Garante

Sono pochi e semplici i suggerimenti per la sicurezza dei dispositivi e dei servizi digitali che utilizziamo che il Garante suggerisce attraverso una nuova scheda con consigli di base per impostare password sicure e gestirle in modo accorto. Il nuovo vademecum spiega ad esempio come scegliere una buona password, come gestire tutte quelle che fanno parte della nostra vita quotidiana (da quelle per accedere ai dispositivi a quelle per i vari servizi di e-mail, acquisto online, ecc.) e come conservarle in modo che non siano facile preda di eventuali malintenzionati.

“La prima linea di difesa dei nostri dati personali – sostiene l’Autorità – è sempre la consapevolezza su come gestiamo, conserviamo ed eventualmente diffondiamo le informazioni che ci riguardano“. La scheda, che ha finalità divulgative, si inserisce nel quadro delle attività di educazione digitale di base che fanno parte della missione specifica dell’Authority ed è scaricabile a questo indirizzo.

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