AOL sacrifica Netscape a Microsoft

Un accordo di 750 milioni di dollari mette fine alla rivalità pluriennale fra Netscape e Microsoft. AOL Time Warner coopererà per fornire piattaforme interoperabili e strategicamente affini a quelle di Redmond. Anche il mondo dell'open source in ballo
AOL sacrifica Netscape a Microsoft
Un accordo di 750 milioni di dollari mette fine alla rivalità pluriennale fra Netscape e Microsoft. AOL Time Warner coopererà per fornire piattaforme interoperabili e strategicamente affini a quelle di Redmond. Anche il mondo dell'open source in ballo

Vale 750 milioni di dollari il patto che lo scorsa settimana AOL Time Warner, il gigante dei media, ha siglato con Microsoft per mettere fine una volta per tutte alle alla cosiddetta guerra dei browser e alle richieste di risarcimento per monopolio vantate dalla sussidiaria Netscape Communications. Una sorpresa dell’ultima ora, giunta dopo alcune brevi settimane di trattative iniziate con una telefonata di Bill Gates al nuovo amministratore delegato di AOL, Richard Parson.



L’accordo non prevede solo il ritiro delle richieste antitrust di Netscape, ma include anche i termini per una futura collaborazione delle due società da anni divise e concorrenti sulle tecnologie e sui contenuti per Internet.



La collaborazione dà la possibilità di rendere interoperabili tra loro le diverse tecnologie dei due giganti dei media e farà anche qualcosa in più. Da oggi in poi AOL potrà utilizzare le tecnologie Microsoft nei propri prodotti digitali con una licenza gratuita. Tra le tecnologie oggetto dell’accordo sono comprese sia il Browser Internet Explorer sia il player di filmati multimediali Windows Media 9.



Solamente alcuni giorni prima dell’accordo la ProComp (Project to Promote Competition and Innovation in the Digital Age), la società che da tempo accusa Microsoft di voler imbrigliare la rete Internet sotto i lacci dei propri software e di cui fa parte anche la Netscape Communications, aveva pubblicato un documento di supporto ai due Stati che rifiutano, giudicandolo insufficiente, l’accordo anitrust siglato da Microsoft e il governo USA lo scorso anno.



Più che le sentenze dei giudici è bastato un accordo milionario a mettere la parola fine a uno dei maggiori e significativi casi di battaglia legale che hanno avuto la rete Internet come protagonista. Per 750 milioni di dollari AOL ha venduto quel piccolo pezzo di tecnologia che poteva continuare a contrastare il monopolio di fatto dei prodotti di Microsoft per il Web.



Il prezzo pagato non è insignificante. È una boccata d’ossigeno per AOL, costretta a vivere nella Nuova Economia con una zavorra di 24 miliardi di debito lasciatagli dalla vecchia gestione, sono molti per Microsoft, anche se l’azienda di Redmond ha una disponibilità ‘cash’ di più di 46 miliardi di dollari. Ma sono il giusto prezzo per mettere fuori gioco uno dei principali concorrenti e storici concorrenti rimasti a Microsoft e per gettare le basi di una collaborazione futura che potrebbe dominare le tecnologie di diffusione dei contenuti multimediali nel World Wide Web.



Anche il mondo dell’open source è toccato dall’iniziativa. Sia il progetto del browser Mozilla, derivato dalla stessa Netscape, sia il progetto della Real Networks Helix, un tentativo di rendere open source il codice del vecchio lettore multimediale Real Player, erano direttamente o indirettamente legati ad AOL che ne finanziava o supportava i progetti.



AOL non ha finora reso noto il destino di Netscape, ma già si profila, se non un abbandono, un netto ridimensionamento dei progetti, sempre comunque stati poco chiari, sul ruolo del browser all’interno della strategia del gruppo.



Con quest’ultimo accordo si riducono sempre più i processi subiti, a partire dalla fine degli anni ’90, da Microsoft per violazione delle regole antitrust, processi da cui l’azienda di Redmond è riuscita, alla fine, vincitrice. Il più importante in corso è il procedimento dell’Unione Europea avviato lo scorso 2000. Il commissario responsabile per la concorrenza, l’italiano Mario Monti, ha la fama di “pit bull” e non è affatto sicuro che Microsoft trovi in Europa la stessa sorte avuta in casa propria.

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