C'è una cosa per cui bisognerebbe ringraziare Facebook

Facebook a volte è inquietante, è vero. Ci sono molti validi motivi per cui bisognerebbe starne fuori, così come ce ne sono altrettanti per quantomeno provarlo, assaporarlo e poi decidere. C’è però una cosa precisa per cui bisognerebbe mettere una volta da parte l’inquietudine e ringraziare. Sì, bisognerebbe ringraziare Facebook. Blasfemia?

Partiamo di qui.

Il 100% dei ragazzini di età compresa tra i 12 e i 14 anni in Gran Bretagna naviga su Internet, seguito dai coetanei di Israele dove il 98% usa Internet, dalla Repubblica ceca e Macao dove la percentuale è del 96% e dal Canada al 95%


In Italia, è risaputo, questa percentuale è ben più bassa: motivi strutturali, motivi culturali, motivi sociali, il tutto in una bella insalatona dal sapore amaro che tiene lontani ancora troppi giovani dalle nuove tecnologie. Facebook, in pochi mesi, ha già migliorato questa situazione perchè, a furia di comparire su giornali, televisioni e discorsi al bar, è riuscito a trainare sul web persone che prima non vi avevano a che fare. L’esperienza personale di ognuno sa trovare nella propria buddy list almeno una persona, anche una soltando, che fino a pochi mesi fa ignorava l’esistenza dei browser ed ora si trova ad aggiornare un giorno sì e l’altor anche la propria gallery pubblica.

C’è qualcosa di profondo in tutto ciò. Significa che Facebook è un sito, ma anche un luogo, e anche una esperienza. Il ragazzo non può prescindere da questi aspetti: non può mandare da un luogo in cui vi sono tutti e non può estraniarsi da una esperienza che stanno già facendo tutti. Esserci è importante, perchè essere fuori dal discorso online può significare una volta tanto essere fuori anche dal discorso offline.

C’è qualcosa di profondo se un social network è in grado di portare in rete persone che prima vi erano lontane. Perchè significa in qualche modo “contagiarle” e far vedere loro il numero di opportunità esistenti. Queste nuove persone vorranno un nuovo abbonamento a banda larga, vorranno comprare su eBay, leggeranno la Gazzetta.it invece della “rosa” cartacea e, chissà, leggeranno qualche blog. Magari un giorno ne vorranno addirittura scrivere uno.

C’è qualcosa di profondo in tutto ciò. C’è una community nuova che sta arrivando in rete, un gruppo che vi faceva resistenza ma che di fronte alle lusinghe di Facebook ha ceduto. Per questo, in molti, dovranno ringraziare Facebook. E anche se l’entità della cosa è difficilmente misurabile, metodi spannometrici non possono che evidenziarne l’importanza. C’è qualcosa di profondo in tutto ciò.

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