L'IA consuma energia come non mai: Google ammette che la corsa ai modelli complica gli obiettivi climatici

Il consumo energetico dell'intelligenza artificiale è cresciuto del 37% nel 2025. Google ammette l'impatto: +18% CO2, +34% acqua. La tecnologia che dovrebbe salvare il cl
Il consumo energetico dell'intelligenza artificiale è cresciuto del 37% nel 2025. Google ammette l'impatto: +18% CO2, +34% acqua. La tecnologia che dovrebbe salvare il cl
L'IA consuma energia come non mai: Google ammette che la corsa ai modelli complica gli obiettivi climatici
L'IA consuma energia come non mai: Google ammette che la corsa ai modelli complica gli obiettivi climatici
Immagine generata con AI

Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale: Google ammette che i numeri fanno paura

Ogni volta che scrivi un prompt su un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, da qualche parte nel mondo un data center si mette in moto, consuma elettricità, scalda l’aria circostante e preleva acqua per raffreddarsi. Non è fantascienza: è quello che sta succedendo adesso, su scala globale, e i dati pubblicati da Google lo confermano in modo inequivocabile. Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale è diventato uno dei temi più urgenti del dibattito tecnologico e climatico, perché i numeri che emergono dalle rendicontazioni aziendali raccontano una storia che molti preferirebbero non sentire.

Il paradosso è evidente: la stessa tecnologia che promette di ottimizzare le reti elettriche, ridurre gli sprechi industriali e accelerare la ricerca scientifica sul clima sta consumando energia a un ritmo che mette in discussione quegli stessi obiettivi. E non si tratta di proiezioni teoriche, ma di dati già misurati.

I numeri di Google: +37% di energia, +18% di CO2, +34% di acqua

Google ha pubblicato i dati sul consumo energetico del suo modello Gemini, una prima assoluta per l’azienda. I risultati sono eloquenti. Rispetto ai periodi precedenti all’accelerazione dell’IA, il consumo energetico complessivo di Google è cresciuto del 37%. Le emissioni di CO2 sono aumentate del 18%. Il consumo idrico — necessario per raffreddare i server — è salito del 34%.

Questi tre numeri, presi insieme, disegnano un quadro preciso: l’espansione dell’intelligenza artificiale non è un processo neutro dal punto di vista ambientale. Ogni nuovo modello, ogni nuovo servizio, ogni nuovo utente che inizia a usare l’IA nella vita quotidiana si traduce in un aumento misurabile dell’impatto sul pianeta.

Vale la pena capire cosa significa in termini concreti. Secondo i dati pubblicati da Google, un singolo prompt inviato a Gemini consuma un’energia equivalente a guardare la televisione per meno di 9 secondi. Sembra poco, ma bisogna moltiplicarlo per miliardi di interazioni al giorno, su scala globale, per capire l’ordine di grandezza del problema.

Il MIT avverte: quei dati non bastano

C’è però un problema con la trasparenza di Google. Il MIT ha sollevato una critica precisa: i dati pubblicati dall’azienda sono incompleti. In particolare, non includono il consumo energetico legato all’elaborazione delle immagini, né i volumi complessivi delle query gestite dai sistemi di IA. In pratica, significa che i numeri già preoccupanti che circolano potrebbero essere solo una parte del quadro reale.

Questa lacuna non è un dettaglio tecnico trascurabile. Se vogliamo davvero valutare l’impatto ambientale del consumo energetico dell’intelligenza artificiale, abbiamo bisogno di dati completi, non di rendicontazioni parziali. Il fatto che una delle aziende più avanzate al mondo nel campo dell’IA pubblichi dati che lo stesso MIT definisce insufficienti è un segnale importante: la trasparenza del settore ha ancora molta strada da fare.

Puoi approfondire la posizione del MIT e l’analisi dei dati di Google su AI4Business.

ChatGPT consuma 10 volte più energia di una ricerca Google tradizionale

Per capire quanto sia cambiato il panorama energetico del web con l’avvento dell’IA generativa, basta un confronto diretto. Una query su ChatGPT consuma dieci volte più elettricità rispetto a una tradizionale ricerca su Google. Questo dato, emerso da analisi condotte nell’ambito della ricerca sull’impatto energetico dell’IA, fotografa in modo nitido il salto di scala che stiamo vivendo.

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Per anni abbiamo usato i motori di ricerca senza pensare troppo al loro impatto energetico. Ora, con i chatbot AI che stanno progressivamente affiancando — e in alcuni contesti sostituendo — le ricerche tradizionali, quella voce di consumo si moltiplica in modo significativo. E non riguarda solo i singoli utenti: aziende, università, pubblica amministrazione, sviluppatori software stanno integrando l’IA nei loro flussi di lavoro quotidiani.

Il problema delle risorse scarse: elettricità e chip

Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di kilowattora. L’espansione dell’IA richiede anche enormi quantità di componenti tecnologici che oggi scarseggiano. Chip specializzati, infrastrutture di rete ad alta capacità, impianti di raffreddamento avanzati: tutto questo deve essere prodotto, installato e alimentato.

Come evidenziato da Linkiesta, l’espansione dell’IA si scontra con limiti fisici e industriali concreti. Non basta voler costruire nuovi data center: serve energia disponibile, serve la rete per trasportarla, servono i componenti per costruire i server. Tutti e tre questi elementi sono attualmente sotto pressione.

Questo crea una tensione strutturale: le aziende vogliono crescere rapidamente nel settore IA, ma le infrastrutture necessarie non possono essere create dall’oggi al domani. Il risultato è una competizione globale per accaparrarsi risorse energetiche e tecnologiche che ha ricadute dirette sui mercati dell’energia e sulle strategie climatiche dei governi.

Cosa succederà entro il 2030

Le proiezioni per i prossimi anni sono ancora più preoccupanti. Secondo alcune stime, entro il 2030 i data center dedicati all’intelligenza artificiale potrebbero consumare quasi il triplo dell’elettricità rispetto ai livelli attuali. Una crescita di questa portata avrebbe conseguenze enormi sulla capacità dei sistemi elettrici nazionali di sostenere la domanda, sui prezzi dell’energia per famiglie e imprese, e sugli obiettivi di decarbonizzazione che molti paesi si sono impegnati a raggiungere entro quella stessa data.

Il punto fondamentale è questo: il 2030 era considerato un orizzonte temporale ragionevole per fare progressi significativi nella riduzione delle emissioni. Se nello stesso periodo il consumo energetico dell’IA triplicasse, una parte rilevante di quei progressi verrebbe vanificata.

Il paradosso dell’IA verde

Esiste un argomento che le grandi aziende tecnologiche usano spesso per difendersi da queste critiche: l’IA può aiutare a ridurre i consumi energetici in altri settori, ottimizzando la logistica, migliorando l’efficienza degli edifici, gestendo in modo più intelligente le reti elettriche. È un argomento valido, ma non risolve il problema nel breve periodo.

Oggi, il consumo energetico dell’intelligenza artificiale è un costo certo e immediato. I benefici climatici dell’IA applicata alla sostenibilità sono potenziali e distribuiti nel tempo. Questa asimmetria temporale è il cuore del paradosso: stiamo pagando il conto ambientale adesso, nella speranza che i benefici arrivino più tardi.

Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi

  • Le prossime rendicontazioni ambientali di Google, Microsoft e altri grandi operatori IA, per vedere se i dati diventeranno più completi e trasparenti
  • Le politiche energetiche nazionali ed europee legate alla costruzione di nuovi data center
  • L’evoluzione dell’efficienza energetica dei modelli IA: i modelli più recenti tendono a essere più efficienti, ma la crescita dei volumi d’uso compensa spesso questi miglioramenti
  • Le normative in discussione sulla rendicontazione obbligatoria del consumo energetico per i servizi digitali

In conclusione, i dati pubblicati da Google aprono uno spiraglio importante sulla realtà del consumo energetico dell’intelligenza artificiale, ma — come sottolinea il MIT — non raccontano ancora la storia completa. Quello che sappiamo è già sufficiente per capire che la crescita dell’IA non è climaticamente neutrale, e che le decisioni che aziende, governi e utenti prenderanno nei prossimi anni determineranno in modo significativo se questa tecnologia diventerà parte del problema o parte della soluzione. Monitorare i dati, chiedere trasparenza e sostenere politiche energetiche intelligenti non è solo un esercizio accademico: è una necessità pratica per chiunque voglia capire dove stiamo andando.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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